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26 maggio 2018

I ‘miracoli’ di Maria Madre

Lunedì 21 maggio 2018 è una data da incorniciare.

Come ogni altro giorno ha un carattere unico perché inedito e irripetibile.
Ma ha anche qualcosa in più.
Infatti per la prima volta nella storia la Chiesa universale ha celebrato la memoria liturgica di Maria Madre della Chiesa (il decreto fissa significativamente la data il lunedì seguente la solennità della Pentecoste). Un titolo mariano tanto caro al prossimo santo Paolo VI che a Lei ha affidato la volontà di rinnovamento della vita della Chiesa del Concilio Vaticano II.

Tutti sappiamo che in questi giorni è avvenuto l’annuncio della data della proclamazione della santità di Paolo VI e mons. Romero: il prossimo 14 ottobre. Ma non tutti sanno che Maria Madre della Chiesa nel quadro a lei dedicato nella chiesa di via Saponaro aveva voluto accanto a sé, alla sua destra, proprio il vescovo martire salvadoregno e Paolo VI tra gli apostoli, i dottori della Chiesa e i pastori. Certo non è possibile gridare al miracolo...

Per qualcuno sono solo coincidenze ma è bello e anche doveroso pensare ad un piccolo segno della Sua materna guida oltre che della lungimiranza dell’artista.

Ma chi l’avrebbe mai detto che il ‘miracolo’ per cui in particolare i parrocchiani di San Barnaba ricorderanno la data del 21 maggio è che finalmente l’iter per l’autorizzazione dei lavori del nuovo oratorio e centro parrocchiale si è compiuto. Grazie ad un forte impegno economico della Curia nei nostri confronti sono state valutate sostenibili le spese e l’onere a carico della parrocchia per i prossimi anni.

Ai posteri l’ardua sentenza sull'eccezionalità dell’evento, a noi la gioia di poter finalmente iniziare nel mese di giugno i lavori e … l’impegno di sostenere in modo ancora più generoso l’impresa.
don Alfredo

18 ottobre 2014

Montini, la Chiesa di Milano e il “suo” nuovo beato


Domenica 19 ottobre Giovanni Battista Montini verrà proclamato “beato” da papa Francesco
Riportiamo quanto scriveva il 18 maggio 2014 mons. Ennio APECITI, Responsabile diocesano per le Cause dei Santi, in occasione della notizia dell’avvenuta approvazione da parte di papa Francesco del miracolo che gli ha consentito di annunciare la data della beatificazione.


Paolo VI, dunque, sarà beato, per volontà di papa Francesco, che sin dall’inizio del suo pontificato ha manifestato sincera devozione per Papa Montini: lo cita venticinque volte nella sua Esortazione apostolica Evangelii gaudium e, a memoria d’uomo, è la prima volta che il Papa annuncia la data della beatificazione nel momento stesso in cui approva il miracolo che la rende possibile.

La Chiesa ambrosiana è particolarmente coinvolta in quest’avvenimento, prima di tutto perché vive l’esperienza straordinaria di tre suoi vescovi proclamati beati in un solo secolo, il Novecento: Andrea Carlo Ferrari, Ildefonso Schuster e ora, appunto, Giovanni Battista Montini. Vi è coinvolta perché fu proprio un nostro vescovo a compiere i primi atti formali per iniziare il lungo e severo iter canonico che ha condotto a questa beatificazione.

Fu, infatti, il cardinale Dionigi Tettamanzi, allora Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, a comunicare il 23 marzo 1992 che il Consiglio Permanente della Cei aveva approvato all’unanimità l’introduzione della Causa di canonizzazione di Paolo VI, sottolineando che la fama delle sue virtù era ancor viva nell’animo dei sacerdoti e dei fedeli, che avevano «trovato in lui un fulgido esempio di amore appassionato alla Chiesa e agli uomini».

D’altra parte il cardinale Tettamanzi ebbe la sorte di essere ordinato prete il 28 giugno 1957, quando l’arcivescovo Montini fece una delle sue più splendide omelie, un gioiello di spiritualità sacerdotale, quella stessa che lo animava: «O Signore, da’ a questi tuoi ministri un cuore puro, capace di amare Te solo con la pienezza, con la gioia, con la profondità che Tu solo sai dare; un cuore grande, capace di tutti amare, di tutti servire, perché di questo ha bisogno il mondo: di chi, per salvarli, come Cristo li ami».

Non meno appassionato fu il cardinale Carlo Maria Martini, quando il 28 febbraio 1994 diede inizio alla fase ambrosiana del Processo di beatificazione. Martini prese spunto dall’omelia per l’ultimo Giovedì santo dell’arcivescovo Montini (11 aprile 1963), per invitare tutti a vibrare e riflettere: «È il giorno dell'amore, questo; e questa parola che abbiamo mille volte ripetuto e tante volte dispensiamo agli altri, oggi è per noi, è per noi. Dobbiamo dire al nostro cuore: “Sei capace veramente di amare?”. Noi abbiamo detto di sì. Sì, o Signore, Ti amerò, Te solo, con tutta la mia anima, la mia povera anima; il mio cuore è Tuo”. Fratelli carissimi, lo diciamo ancora anche quest'oggi e nella stessa misura? Con la stessa gioia, con la stessa capacità di dono, di sacrificio? Con la stessa pienezza?».

A quest’appassionato amore per Dio si doveva la singolare capacità di dialogo di Montini e che lo spinse alla profetica impresa della “Missione di Milano” nell'ottobre 1957: «Era impresa titanica e coraggiosa, che intravvedeva già allora con acutezza quello che oggi balza quasi drammaticamente ai nostri occhi», commentò il cardinale Martini.

Proprio alla “Missione di Milano” del 1957 ha fatto riferimento il cardinale Scola, nell’omelia per il suo ingresso in diocesi il 25 settembre 2011, citando poi le parole del giovane Montini: «Cristo è un ignoto, un dimenticato». Montini, commentò Scola, non fu mai rassegnato e a tanto sollecita noi oggi, perché è proprio dei santi essere esempio e stimolo per i loro fratelli, per noi.
Ambrosiana è la beatificazione di Paolo VI, perché vi hanno contribuito i settantuno testimoni interrogati in meno di un anno, dal 28 febbraio 1994 al 20 febbraio 1995. Da suor Amalia, che ricordò l’insistenza con cui Montini ripeteva alle suore di Maria Bambina, che lo accudivano: «Ho troppa roba nel mio comò. Datela ai poveri». A suor Emma, che svelò di aver visto il cilicio che Paolo VI indossava; a padre Zanoni che ricordò l’Arcivescovo in ginocchio ai piedi di un prete che voleva lasciare il sacerdozio: si commosse per tanta umiltà e rimase prete per sempre! A don Luigi Giussani, che custodiva nel cuore le parole di Montini: «Non capisco bene le sue idee e i suoi metodi, ma ne vedo i frutti: vada avanti così».

A quest’umile e tenace coraggio, fondato sulla fede e nutrito di speranza, il nuovo Beato richiama oggi la Chiesa ambrosiana.
  

11 gennaio 2013

Papa Paolo VI Venerabile, «maestro nella sequela di Cristo»

Durante il Pontificale dell'Epifania il cardinale Scola ha annunciato «la grande gioia» del decreto papale, un «momento particolarmente solenne per gli ambrosiani»

Era l’Epifania del 1955 quando mons. Giovanni Battista Montini, il futuro Papa Paolo VI, faceva il suo ingresso in Diocesi come arcivescovo di Milano. Lo annuncia il cardinale Angelo Scola all’inizio del pontificale del 6 gennaio: «Comunico con grande gioia che Papa Benedetto XVI, lo scorso 20 dicembre, ha autorizzato la Congregazione per le cause dei Santi a pubblicare il decreto con cui il Sommo Pontefice riconosce che il Servo di Dio Papa Paolo VI ha vissuto con grado eroico sia le virtù teologali (Fede, Speranza, Carità verso Dio e verso il prossimo), sia le virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Temperanza e Fortezza) e quelle ad esse annesse». Nato a Concesio (Brescia), Montini fu arcivescovo di Milano dal 4 novembre 1954 al 21 giugno 1963, quando fu eletto Papa. Per questo, aggiunge Scola, «per noi ambrosiani è un momento particolarmente solenne» ed è «ben giusto levare oggi la nostra lode al Signore e il nostro ringraziamento al Santo Padre». Nella speranza di vederlo «presto beato» sulla scia degli altri arcivescovi milanesi card. Ferrari e card. Schuster, aggiunge l’arcivescovo, Paolo VI «ci può essere maestro lungo l’affascinante cammino della sequela di Cristo», avendo «vissuto pienamente il Vangelo sine glossa, senza nessuna aggiunta». Oggi, 57 anni dopo, la sua memoria torna in Duomo col titolo di Venerabile. Un testimone, secondo l’indicazione dello stesso Papa Montini citata da Scola: "l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri o, se ascolta i maestri, lo fa perché sono testimoni".