13 marzo 2009

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA QUARESIMA 2009
"Gesù, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame" (Mt 4,2)

Cari fratelli e sorelle!

All'inizio della Quaresima, che costituisce un cammino di più intenso allenamento spirituale, la Liturgia ci ripropone tre pratiche penitenziali molto care alla tradizione biblica e cristiana - la preghiera, l'elemosina, il digiuno - per disporci a celebrare meglio la Pasqua e a fare così esperienza della potenza di Dio che, come ascolteremo nella Veglia pasquale, "sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l'innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti. Dissipa l'odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace" (Preconio pasquale). Nel consueto mio Messaggio quaresimale, vorrei soffermarmi quest'anno a riflettere in particolare sul valore e sul senso del digiuno. La Quaresima infatti richiama alla mente i quaranta giorni di digiuno vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica. Leggiamo nel Vangelo: "Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame" (Mt 4,1-2). Come Mosè prima di ricevere le Tavole della Legge (cfr Es 34,28), come Elia prima di incontrare il Signore sul monte Oreb (cfr 1 Re 19,8), così Gesù pregando e digiunando si preparò alla sua missione, il cui inizio fu un duro scontro con il tentatore.

Possiamo domandarci quale valore e quale senso abbia per noi cristiani il privarci di un qualcosa che sarebbe in se stesso buono e utile per il nostro sostentamento. Le Sacre Scritture e tutta la tradizione cristiana insegnano che il digiuno è di grande aiuto per evitare il peccato e tutto ciò che ad esso induce. Per questo nella storia della salvezza ricorre più volte l'invito a digiunare. Già nelle prime pagine della Sacra Scrittura il Signore comanda all'uomo di astenersi dal consumare il frutto proibito: "Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire" (Gn 2,16-17). Commentando l'ingiunzione divina, san Basilio osserva che "il digiuno è stato ordinato in Paradiso", e "il primo comando in tal senso è stato dato ad Adamo". Egli pertanto conclude: "Il 'non devi mangiare' è, dunque, la legge del digiuno e dell'astinenza" (cfr Sermo de jejunio: PG 31, 163, 98). Poiché tutti siamo appesantiti dal peccato e dalle sue conseguenze, il digiuno ci viene offerto come un mezzo per riannodare l'amicizia con il Signore. Così fece Esdra prima del viaggio di ritorno dall'esilio alla Terra Promessa, invitando il popolo riunito a digiunare "per umiliarci - disse - davanti al nostro Dio" (8,21). L'Onnipotente ascoltò la loro preghiera e assicurò il suo favore e la sua protezione. Altrettanto fecero gli abitanti di Ninive che, sensibili all'appello di Giona al pentimento, proclamarono, quale testimonianza della loro sincerità, un digiuno dicendo: "Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non abbiamo a perire!" (3,9). Anche allora Dio vide le loro opere e li risparmiò.


Nel Nuovo Testamento, Gesù pone in luce la ragione profonda del digiuno, stigmatizzando l'atteggiamento dei farisei, i quali osservavano con scrupolo le prescrizioni imposte dalla legge, ma il loro cuore era lontano da Dio. Il vero digiuno, ripete anche altrove il divino Maestro, è piuttosto compiere la volontà del Padre celeste, il quale "vede nel segreto, e ti ricompenserà" (Mt 6,18). Egli stesso ne dà l'esempio rispondendo a satana, al termine dei 40 giorni passati nel deserto, che "non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio" (Mt 4,4). Il vero digiuno è dunque finalizzato a mangiare il "vero cibo", che è fare la volontà del Padre (cfr Gv 4,34). Se pertanto Adamo disobbedì al comando del Signore "di non mangiare del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male", con il digiuno il credente intende sottomettersi umilmente a Dio, confidando nella sua bontà e misericordia.

Troviamo la pratica del digiuno molto presente nella prima comunità cristiana (cfr At 13,3; 14,22; 27,21; 2 Cor 6,5). Anche i Padri della Chiesa parlano della forza del digiuno, capace di tenere a freno il peccato, reprimere le bramosie del "vecchio Adamo", ed aprire nel cuore del credente la strada a Dio. Il digiuno è inoltre una pratica ricorrente e raccomandata dai santi di ogni epoca. Scrive san Pietro Crisologo: "Il digiuno è l'anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno, perciò chi prega digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica" (Sermo 43: PL 52, 320. 332).

Ai nostri giorni, la pratica del digiuno pare aver perso un po' della sua valenza spirituale e aver acquistato piuttosto, in una cultura segnata dalla ricerca del benessere materiale, il valore di una misura terapeutica per la cura del proprio corpo. Digiunare giova certamente al benessere fisico, ma per i credenti è in primo luogo una "terapia" per curare tutto ciò che impedisce loro di conformare se stessi alla volontà di Dio. Nella Costituzione apostolica Pænitemini del 1966, il Servo di Dio Paolo VI ravvisava la necessità di collocare il digiuno nel contesto della chiamata di ogni cristiano a "non più vivere per se stesso, ma per colui che lo amò e diede se stesso per lui, e ... anche a vivere per i fratelli" (cfr Cap. I). La Quaresima potrebbe essere un'occasione opportuna per riprendere le norme contenute nella citata Costituzione apostolica, valorizzando il significato autentico e perenne di quest'antica pratica penitenziale, che può aiutarci a mortificare il nostro egoismo e ad aprire il cuore all'amore di Dio e del prossimo, primo e sommo comandamento della nuova Legge e compendio di tutto il Vangelo (cfr Mt 22,34-40).

La fedele pratica del digiuno contribuisce inoltre a conferire unità alla persona, corpo ed anima, aiutandola ad evitare il peccato e a crescere nell'intimità con il Signore. Sant'Agostino, che ben conosceva le proprie inclinazioni negative e le definiva "nodo tortuoso e aggrovigliato" (Confessioni, II, 10.18), nel suo trattato L'utilità del digiuno, scriveva: "Mi dò certo un supplizio, ma perché Egli mi perdoni; da me stesso mi castigo perché Egli mi aiuti, per piacere ai suoi occhi, per arrivare al diletto della sua dolcezza" (Sermo 400, 3, 3: PL 40, 708). Privarsi del cibo materiale che nutre il corpo facilita un'interiore disposizione ad ascoltare Cristo e a nutrirsi della sua parola di salvezza. Con il digiuno e la preghiera permettiamo a Lui di venire a saziare la fame più profonda che sperimentiamo nel nostro intimo: la fame e sete di Dio.

Al tempo stesso, il digiuno ci aiuta a prendere coscienza della situazione in cui vivono tanti nostri fratelli. Nella sua Prima Lettera san Giovanni ammonisce: "Se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l'amore di Dio?" (3,17). Digiunare volontariamente ci aiuta a coltivare lo stile del Buon Samaritano, che si china e va in soccorso del fratello sofferente (cfr Enc. Deus caritas est, 15). Scegliendo liberamente di privarci di qualcosa per aiutare gli altri, mostriamo concretamente che il prossimo in difficoltà non ci è estraneo. Proprio per mantenere vivo questo atteggiamento di accoglienza e di attenzione verso i fratelli, incoraggio le parrocchie ed ogni altra comunità ad intensificare in Quaresima la pratica del digiuno personale e comunitario, coltivando altresì l'ascolto della Parola di Dio, la preghiera e l'elemosina. Questo è stato, sin dall'inizio, lo stile della comunità cristiana, nella quale venivano fatte speciali collette (cfr 2 Cor 8-9; Rm 15, 25-27), e i fedeli erano invitati a dare ai poveri quanto, grazie al digiuno, era stato messo da parte (cfr Didascalia Ap., V, 20,18). Anche oggi tale pratica va riscoperta ed incoraggiata, soprattutto durante il tempo liturgico quaresimale.

Da quanto ho detto emerge con grande chiarezza che il digiuno rappresenta una pratica ascetica importante, un'arma spirituale per lottare contro ogni eventuale attaccamento disordinato a noi stessi. Privarsi volontariamente del piacere del cibo e di altri beni materiali, aiuta il discepolo di Cristo a controllare gli appetiti della natura indebolita dalla colpa d'origine, i cui effetti negativi investono l'intera personalità umana. Opportunamente esorta un antico inno liturgico quaresimale: "Utamur ergo parcius, / verbis, cibis et potibus, / somno, iocis et arctius / perstemus in custodia - Usiamo in modo più sobrio parole, cibi, bevande, sonno e giochi, e rimaniamo con maggior attenzione vigilanti".

Cari fratelli e sorelle, a ben vedere il digiuno ha come sua ultima finalità di aiutare ciascuno di noi, come scriveva il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II, a fare di sé dono totale a Dio (cfr Enc. Veritatis splendor, 21). La Quaresima sia pertanto valorizzata in ogni famiglia e in ogni comunità cristiana per allontanare tutto ciò che distrae lo spirito e per intensificare ciò che nutre l'anima aprendola all'amore di Dio e del prossimo. Penso in particolare ad un maggior impegno nella preghiera, nella lectio divina, nel ricorso al Sacramento della Riconciliazione e nell'attiva partecipazione all'Eucaristia, soprattutto alla Santa Messa domenicale. Con questa interiore disposizione entriamo nel clima penitenziale della Quaresima. Ci accompagni la Beata Vergine Maria, Causa nostrae laetitiae, e ci sostenga nello sforzo di liberare il nostro cuore dalla schiavitù del peccato per renderlo sempre più "tabernacolo vivente di Dio". Con questo augurio, mentre assicuro la mia preghiera perché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra un proficuo itinerario quaresimale, imparto di cuore a tutti la Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 11 Dicembre 2008

BENEDICTUS PP. XVI

Dal Kenia don Renato Lavagnoli

Dal Kenia don Renato Lavagnoli, ex direttore del Centro P. Vismara, ci scrive una bella e lunga lettera di cui pubblichiamo una prima parte.
Nairobi, 11 febbraio 2009

Ciao!
anche stavolta la lettera l’ho fatta a pezzettini ed è risultata particolarmente incasinata … portate pazienza!! Appena comincio a lavorare sarò di certo più breve, se non più chiaro!!

Vi scrivo a pochi giorni dalla morte e dal funerale di don Gabriele.
Alcuni di voi non l’hanno conosciuto, per altri è stato il primo don del Vismara. Per me è un'altra parte (bellissima) della Congregazione che (come dicono gli alpini) "è andata avanti". Anche se perdere certi compagni di camminata (per quanto a distanza) rattrista, mi consola il fatto che è arrivato alla meta!

La prima novità è che quasi sicuramente né don Corrado, il superiore della casa di formazione dove sono adesso, né don Zaccarias, il prete angolano che aiutava in parrocchia torneranno qui. È probabile che passino a prendere i bagagli, ma poi saranno assegnati altrove.

Sono in arrivo, ma sulle date buio pesto, fratel Josè Rui dall’Angola per stare qui a Ongata Rongai (… credo …) e don Cristopher dall’India per dare una mano a Nakuru. Ho conosciuto Cristopher da seminarista quando ero in India nel 96. Anche per loro sarà comunque necessario un tempo per impratichirsi con la lingua locale … o meglio le lingue!!

Io continuo il mio tran-tran, la mattina alle sei e un quarto preghiera con la comunità. Per il resto prego, studio swahili (anche se nelle visite a Nakuru mi accorgo che la gente lo parla mescolato alla lingua locale, il kikuyo, che sarà il prossimo impegno linguistico una volta che finito con lo swahili). Verso mezzogiorno parto per la scuola, a tre quarti d'ora di strada, 20 in matatu, i pulmini che fanno da servizio pubblico, e 20 a piedi (giusto il tempo per il rosario!). Dall’una alle tre lezione con Esther, una teacher giovanissima (è nata 6 giorni dopo di me ...), pentecostale convinta, terrorizzata dagli spiriti (come grandissima parte della gente qui) e … kikuyo (è una tribù!). Dopo le lezioni mi fermo spesso a parlare con gli insegnanti, un momento importante per cercare di capire loro e questa gente. Lo staff è tutto pentecostale così abbiamo discussione infinite sia su differenze tra le due chiese (la salvezza, il matrimonio, il celibato per i preti, le scritture, il purgatorio …) sia su argomenti della cultura e tradizione keniota/africana (gli spiriti e gli stregoni, la concezione della donna e dei bambini, la poligamia) ... è una bella preparazione per la parrocchia! Stregoneria e tribalismo sono due aspetti della vita delle persone che hanno una grande rilevanza anche nell’esistenza quotidiana e con cui devo imparare a fare i conti, insieme a ‘pratiche’ poco cristiane come la poligamia e altre ‘tradizioni’. Nel distretto di Malindi (dove Briatore e company vanno al mare), hanno ucciso 14 vecchietti perché ritenuti stregoni. Un po’ più al sud in Tanzania danno la caccia agli albini perché indemoniati e un mese fa sempre in Tanzania hanno tenuto in prigione una capra sospettata di essere un ladro-stregone trasformatosi in animale per sfuggire alla cattura, etc., etc.

Tornando a me verso le 4 sono a casa, pranzo e poi con la scusa del gioco alleno il mio swahili (… o con la scusa dello swahili gioco?) con i bimbi di strada che sono qui al pomeriggio. Poi preghiera con la comunità religiosa, cena e lettura o studio o lettere. Alla sera no attività esterne. Uscire è pericoloso … Questo dal lunedì al venerdì. Invece nei week end alterno una visita a Nakuru (parto il venerdì pomeriggio torno la domenica pomeriggio) e uno a qui a Nairobi. Quando sono qui, il sabato pomeriggio vado a Buruburu, quartiere di Nairobi dove ci sono le comunità neocatecumenali.

L’eucaristia la celebrano tra le 5:30 e le sei perchè dopo le otto è pericoloso girare a piedi. Poi ceno da una famiglia (un’occasione d’oro per conoscere le persone … a gesti!), dormo al Centro neocatecumenale, colazione e lodi da un'altra famiglia, poi torno a casa. Finora nessun fuori programma tipo Kilimangiaro, ma … vediamo!

Quando invece vado a Nakuru gironzolo o partecipo a qualche incontro in parrocchia (se ci sono … è molto pacifica!), o parlo con Luciano e Alves. La domenica mattina celebro le due messe e poi riparto per Nairobi. Già lo sapete che la parrocchia si chiama st. John the Evangelist ed è a Muguga, poco prima di arrivare a Nakuru città. Dalla parrocchia dipendono tre cappelle (qui le chiamano outstations): Veronica, Lodge e Kyunguruya, a pochi chilometri di distanza. Le chiesette sorgono in mezzo alla campagna, che dove siamo noi è fatta di piccole fattorie (shamba) dove vivono un piccolo numero di famiglie disperse per i campi di mais, verdure e pascoli. Le fattorie, come tutte le case, sono recintate e all’interno c’è un cortile più o meno grande con l’orto, etc. La parrocchia (proprio al limite del secondo Parco Naturale del Kenya) non è povera (almeno non negli standard africani), anche se non mancano posti miseri. C’è chi abita in case di fango e bastoni, ma non c'è il degrado di Manila o dello slum di Nairobi a cui passo a fianco ogni tanto. Appena possibile costruiscono in pietra, una pietra vulcanica locale, leggera si lascia lavorare facilmente.

Mi sono già innamorato dei bambini: sono bambini "di campagna" timidi ma curiosi e con una pazienza infinita nel ripetermi le cose che non capisco (parlano un misto di kikuyo e swahili che per me è praticamente arabo!), poi mi prendono per mano e mi accompagnano a casa.

A circa un chilometro a piedi dalla parrocchia (composta di una grande Chiesa in fase di ultimazione [mancano gli interni], la chiesa vecchia trasformata in salone per le attività e la casetta [3 stanze + sala da pranzo e cucinino, dove abitiamo]) sorgono il Calabrian Shelter e il Boys’ Ranch creati da Luciano e dove lui lavora. Realtà piccole e semplici e Luciano è ben deciso a mantenerle tali: quasi tutte sono strutture in eternit, non ci sono le adozioni a distanza, ma arrivano provvidenze liberamente da amici e conoscenti, anche da qui.

(continua)

SPECIALE SAN PAOLO

LO SCANDALO DELLA CROCE

Temi della lettera
La lettera ai Corinzi è la più varia, la più ricca di spunti e di situazioni esistenziali, legata ad annotazioni storiche concrete che diventano per Paolo occasione di profonde considerazioni sulla vera libertà della vita cristiana alla luce dell’unione vitale con Cristo morto e risorto, luce che illumina tutte le situazioni, centro al quale si annodano tutti i problemi dell’esistenza; la chiave di lettura della lettera e il criterio su cui Paolo fonda le risposte ai quesiti che gli sono stati posti è la comunione di tutti i credenti in Cristo.
Il piano della lettera è semplice: tolto il prologo e la conclusione, il discorso segue in maniera piana il filo delle difficoltà e delle domande che sono state poste. Si parla di divisioni, di incesto, di tribunali pagani per liti sorte tra i cristiani, di fornicazione, di matrimonio e verginità, di carni immolate agli idoli, di comportamenti nelle assemblee religiose, di carismi e del loro uso, di resurrezione dei morti. Questa è la cornice entro la quale si svolge la missione di Paolo. Noi stasera commenteremo i primi due capitoli della lettera.

Indirizzo, saluti e ringraziamento (1Cor 1, 1-9)
Può essere utile per noi esaminare l’indirizzo della lettera prendendo come riferimento i personaggi e le loro relazioni. La scena è affollata: Paolo, Sostene, la chiesa, i cristiani, Dio, Cristo.
Paolo definisce i cristiani di Corinto “Chiesa di Dio che è in Corinto, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo”, sottolineando la comunione di tutti i credenti in Cristo, tema principale di tutta la lettera, che ci offre un primo e basilare insegnamento: ogni soluzione ai problemi della comunità che crei divisione, anche se al nostro spirito può sembrare la più intelligente, è sbagliata. La lettera segue con il ringraziamento, nel quale Paolo, a differenza di altre comunità, ringrazia solo Dio per la generosità dei doni che la comunità ha ricevuto, in particolare la conoscenza e la predicazione, ma non altrettanto per il modo in cui li ha accolti e li vive. Cioè ringrazia per ciò che Dio ha fatto ma non per quello che i Corinzi fanno. Ai cristiani di Corinto, tendenzialmente predisposti a forme di entusiasmo, che ponevano in ombra l’attesa del Signore, Paolo ricorderà che Cristo è già risorto ma loro ancora no. Il cristiano vive ancora nel frattempo cioè in attesa del suo ritorno: il Signore non si è ancora svelato e la pienezza non è ancora giunta ma Dio, che non lascia mai a metà il suo lavoro perché è un Dio fedele che mantiene le sue promesse, “ vi renderà saldi sino alla fine”. E questo non è un augurio ma una certezza, la vera ragione della gioia cristiana.

Divisioni nella chiesa (1Cor.1, 10-16)
Il primo problema che Paolo affronta è proprio la mancanza di comunione che si manifesta nella chiesa di Corinto, divisa in fazioni. Paolo indica quattro fazioni forse a titolo esemplificativo, quella di Paolo, di Pietro, di Apollo, di Cristo. Non si tratta di scuole teologiche nel senso moderno del termine ma di comunità personali, troppo legate al suo fondatore ed alla sua guida spirituale. La sopravvalutazione del fondatore rischia di mettere in ombra l’unicità della signoria di Cristo, ma “Cristo non può essere diviso”. Per Paolo questo è un grosso problema: le divisioni sono fondate su un presupposto erroneo: sulla retorica, sulla sapienza, sulla capacità del singolo predicatore pensando che nello scegliere il più bravo ci si possa avvicinare di più a Dio. I Corinzi dimostrano così una fede immatura, il loro modo di pensare non discende dalla novità di Gesù ma dal modo comune (mondano) di ragionare. Se ragionassero da adulti capirebbero che non c’è differenza tra chi pianta e chi irriga, perché ad agire è sempre e solo il Signore. Questo problema sarà ripreso ed approfondito in Cor 1,3.

La predicazione di Paolo (1Cor 1,17-31)
Ora Paolo interrompendo apparentemente il filo del discorso, svolge il tema della croce “potenza e sapienza di Dio”.
Tutto il discorso si regge su un’antitesi: sapienza del mondo/sapienza di Dio “stoltezza/potenza”. Di fronte al medesimo annuncio del Cristo crocifisso, le valutazioni sono capovolte: da una parte lo sguardo del mondo, dall’altra lo sguardo del credente “i chiamati”. Non è l’evento della croce che muta ma gli occhi che la osservano. È in discussione una comprensione di Dio. La preoccupazione di Paolo non è che la croce venga taciuta ma svuotata, depotenziata ad esempio affermando la necessità delle opere come facevano i missionari giudaizzanti, oppure usando abilità dialettiche per allargare lo spazio della resurrezione al punto di fare apparire scolorita la croce (ciò che conta è il Cristo Risorto, il Cristo Spirito, non il crocifisso), oppure riducendola a un simbolo del completo dono di sè (ciò che conta è la logica della croce, cioè la carità).
Per giudei e pagani il rifiuto della croce ha motivazioni diverse ma è ugualmente totale. Per i giudei la croce è “scandalo” perché contraddice la natura di Dio che può solo manifestarsi con i segni della potenza e non nella debolezza. Per il greco la croce è “insipienza”, totale irragionevolezza, insulto al buon senso (e questo vale anche per l’incarnazione e per la resurrezione). Per il greco Dio rientra in una conoscenza a cui si giunge con una propria ricerca mediante la disputa e l’argomentazione “esperti in dibattiti culturali” e quindi anche la verità di Dio è una conquista della ragione. Per il cristiano, per “i chiamati”, la croce e la sua predicazione sono ”potenza di Dio” perché mostrano la forza di un Dio che salva il mondo in totale gratuità servendosi di strumenti che sembrano debolezza; al tempo stesso sono “sapienza di Dio” perché rivelano il progetto salvifico di Dio di farci partecipare alla sua gloria “Gesù Cristo ci rende graditi a Dio”.
Fedele alla logica della croce, Paolo ha preso una decisione ferma: annunciare il Cristo crocifisso nella sua nudità, senza ricorrere a giri di parole né al prestigio degli uomini ma predicando in semplicità a gente semplice e senza importanza “non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne …”. Secondo la carne dice che si tratta di una sapienza mondana, ricca di conoscenze, di ricerche, ma nelle cose di superficie, non nell’unica cosa che veramente conta: la conoscenza di Dio. Infatti la maggioranza dei cristiani di Corinto è gente umile, di nessun conto sul piano culturale e sociale. Ed a questi si rivolge la predicazione di Paolo. È una prova di verità nella potenza del Vangelo: Paolo si dichiara convinto che non si tratta di un fatto casuale ma di una scelta di Dio. Dio ha “ chiamati” e scelto proprio costoro “chi vuole vantarsi, si vanti per quel che ha fatto il Signore”.

L’annunzio di Cristo morto in croce (1Cor. 2,1-5)
Paolo non pensa soltanto “all’evento”, pensa anche al suo annunzio, via per la quale la “croce” deve continuamente attualizzarsi. La “debolezza” della croce deve essere sempre presente nella predicazione e nelle scelte pastorali della comunità e deve obbedire a due regole fondamentali: fare della croce il centro della proposta, anche se questa scandalizza, anche se il mondo la giudica stoltezza e rimanere fedele alla sua logica che è ostinata fiducia nell’amore, nella libertà, nel rifiuto di ogni imposizione. La tentazione dei Corinzi (e in genere di ogni credente) è quella di sottrarsi alla debolezza della via di Dio, cercando altre strade per rendere più accettabile l’annuncio, mentre è solo nella piena accettazione di tale debolezza che può apparire la forza dimostrativa dello Spirito.

La sapienza di Dio (1Cor. 2, 6-7)
Dopo essersi opposto ad ogni tentativo di ridurre il vangelo a sapienza umana, Paolo si preoccupa di eliminare un equivoco. Le sue affermazioni non tolgono la possibilità di una vera sapienza cristiana, di una fede e di una teologia mature che consentano di penetrare più a fondo il mistero di Dio, senza però cadere nella tentazione di razionalizzarlo, ed allontanarlo dalla sua logica di fede, “non si tratta di una sapienza di questo mondo ma della misteriosa sapienza di Dio e del suo progetto di farci partecipare alla sua gloria”. Una sapienza che raggiunge i credenti attraverso il dono dello Spirito e che può essere donata solo a coloro che sono adulti nella fede, “uomini spirituali”.
C’è dunque una sapienza cristiana, una teologia, che non consiste nel sottrarsi alla debolezza della croce bensì nel capirla a fondo.

FAMIGLIA e LAVORO

Pubblichiamo l’ultima parte del documento “FAMIGLIA e LAVORO” predisposto a cura del Servizio Diocesano per la Vita Sociale e il Lavoro, nell’intento di offrire utili argomenti per la riflessione individuale e comunitaria


I valori che la famiglia porta nel lavoro

La marginalità.
Nella famiglia chi è debole non sa reggere se non è sostenuto.
Nel lavoro, a parte momenti di debolezza possibili a tutti, ci sono persone che hanno bisogno di essere sostenute. Penso ai portatori di handicap che la legislazione si impegna a inserire nel lavoro con una certa percentuale, ma penso anche alle persone fragili che non hanno riconoscimenti particolari da parte delle istituzioni, eppure soffrono per carattere, per difficoltà, per rifiuti, per forme subdole di crudeltà, innescando situazioni drammatiche di angoscia. Il mobbing sta aumentando sia per lo stress cui sono sottoposte le persone, sia per il rifiuto e la marginalizzazione imposta da dirigenti e colleghi.
Un’operazione intelligente è incontrare questi colleghi, mangiare normalmente insieme in mensa, non far mancare la propria attenzione e umanità. Incoraggiare e spesso difendere.

Insegnare.
In famiglia si insegna. E beate quelle famiglie che incoraggiano la volontà ingenua e infantile di voler imitare gli adulti nelle abilità dei grandi!
E’ fondamentale insegnare, a costo di vedersi rompere qualche piatto perché si vuol prendere il gusto e la soddisfazione di lavarli (desiderio troppo presto abortito), ed è altamente educativo prendere i figli con sé nelle cose belle che si fanno per allenarli anche al lavoro manuale, incoraggiando ad osare pur sotto il controllo di chi è adulto. Non a caso le realtà associative, che coinvolgono i ragazzi ad una vita di gruppo e ad esperienze di convivenza, sostengono un metodo educativo importante per allenare alla vita di adulti e al loro impegno nella realtà sociale e lavorativa.
E bisogna stare molto attenti alle nostre paure di adulti che influenzano, in modo paralizzante, i tentativi di autonomia dei propri figli.
Nel lavoro bisogna insegnare il lavoro con intelligenza e amicizia, svelare i segreti, individuare difficoltà di apprendimento, accogliere gli ultimi arrivati soprattutto se giovanissimi, con quella maturità che possono sviluppare, in situazioni difficili, un padre od una madre. E non basta insegnare un mestiere ma è importante suggerire valori, scoprire sensibilità, maturare stili di vita. Il vecchio film: ”Capitani coraggiosi” è sempre una fonte di aspetti educativi.

Parlare di lavoro.
In famiglia e nelle associazioni bisogna parlare dei successi, delle novità che sorgono, delle relazioni solidali che crescono, delle conquiste fatte. Ai propri figli si desidera offrire il meglio mentre, del lavoro, si ricorda con loro solo difficoltà, tensioni tra colleghi, disorientamento e scontri, pretese ed egoismi.
I ragazzi hanno bisogno, però, di capire che un lavoro è utile, che può diventare, addirittura, una benedizione ed una speranza. E’, comunque, una ricchezza che si interiorizza e non solo danaro che si guadagna. Negli oratori i ragazzi ed i giovani vanno iniziati alla vita di lavoro, poiché questa realtà costituirà l’ossatura della loro spiritualità giornaliera e lo spazio della propria maturazione cristiana.
Nel lavoro è necessario mantenere, anche nel linguaggio, un atteggiamento di responsabilità riconoscendo i problemi che spesso ciascuno si porta dietro e sapere ascoltare le difficoltà. Nel lavoro poi, spesso, sorgono tensioni che vanno affrontate con semplicità e pacatezza. Offendersi rovina l’ambiente e irrigidisce gli animi. In particolare, dovremmo saper scoprire i pregi ed i valori di ciascuno e sostenere con consigli adatti allo svolgimento delle proprie mansioni senza prevaricare.

… è passato il Carnevale 2009 ma ...


Oratorio Maria Madre della Chiesa


Quest’anno gli oratori di Gratosoglio hanno pensato di fare il carnevale “incontrandosi”, facendo intrecciare i cortei in maschera con relativi carri.
Volevamo stare “insieme” nella festa soprattutto in questi momenti per tutti un po’ più critici.
Allora perché no! Perché non ricordarci qualche decina d’anni fa della tradizionale processione nel quartiere con la Madonna … Ovviamente tutta un’altra cosa ma nello stesso concetto di essere Chiesa o meglio Comunità unità di credenti.
Seguendo come ogni anno la FOM (Federazione Oratori Milanesi) abbiamo “DATO I NUMERI” con gli educatori ed i preadolescenti, abbiamo tirato in piedi una pseudo- calcolatrice (vero frutto di mani non da professionisti).
Qualcun’ altro ha pensato ad assemblarla a muoverla a coordinare le manovre della manifestazione. E meno male che delle grandi mani femminili hanno pensato a chiacchere e the.
Bene può bastare così!

Aggiungo qui di seguito un breve scambio di e-mail del 02 marzo:

A Danilo, Stefano ecc.. (parr. Maria Madre della Chiesa)

Con voi ringrazio tutta la Comunità di MMdC della giornata di sabato scorso.
Se non ritorniamo, nella semplicità, a vivere ogni cosa come se fosse nuova, (proprio come fanno i bambini) non saremo veramente testimoni di Gesù Cristo.

ciao, buona settimana Roberto C.

Caro Roberto
siamo noi a dovervi ringraziare per la partecipazione e lo spirito di aggregazione e fratellanza mostrato durante tutta la manifestazione. Mi auguro vi sia la voglia di continuare a crescere e collaborare anche con iniziative.
Ti chiedo di organizzare un incontro presso la Vs. comunità,invitando chi ritieni opportuno,per scambiare personalmente sensazioni e commenti.
Grazie ancora a tutti voi per la splendida giornata che ci siamo regalati.

Danilo
… sentiamoci uniti prima del prossimo

27 febbraio 2009

DALLA PAURA AL RIMBOCCARSI LE MANICHE

Famiglie di San Barnaba, buona Quaresima a tutti!

Voglio rivolgervi l’invito a entrare in Quaresima con slancio: andiamo con gioia e con coraggio in questo tempo forte per dire a Pasqua, con san Paolo “Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Galati 2,19-20).
Per sostenere questo cammino saranno proposte nelle prossime settimane tante occasioni per meditare la Passione, per lasciare spazio alla Grazia del Signore, cosi che inondi la vita personale, quella della nostre famiglie e della nostra Comunità.

Il frutto di questo incontro col Crocifisso sarà il diventare e l’essere responsabili del nostro tempo e di quanto siamo chiamati a fare. Se questo mondo “va male” non serve lamentarsi, non basta dare la colpa a chi non fa il proprio dovere, ma occorre dare il nostro apporto perché questo mondo sia più bello, vivibile e “amabile”. Occorre soprattutto combattere il peccato di omissione, che è il male del nostro tempo!

Alcuni suggerimenti per andare in questa “direzione ostinata e contraria” verranno consegnati alla fine di ogni Eucarestia, quando riceveremo un impegno settimanale, la proposta di un modo concreto di vivere il nostro “essere anima del mondo”.

I passi per percorrere questo cammino sono quelli che ci offre la “tradizione”: ascolto della Parola e preghiera, penitenza e digiuno, carità verso tutti e giustizia verso i poveri.

La Parola di Dio fa risuonare in noi la missione che il Signore ci affida oggi, in questo tempo e ci aiuta a viverla nella forza della preghiera: più che cambiare vita occorre cambiare lo stile della vita, quel modo di vivere che - fagocitati dalle cose - ci fa tralasciare l’impegno a rendere più solide e gioiose le relazioni con tutti.

Fare penitenza e digiunare non sono opere di sofferenza coraggiosa, ma apertura a Dio per essere pronti a mettere a disposizione dei più poveri il tanto che abbiamo.

Non può mancare la voglia e l’impegnarsi a costruire la “civiltà dell’amore” attorno a noi, attraverso l’attenzione e la solidarietà verso chi sta pagando maggiormente l’attuale crisi.

E proprio questa crisi può diventare “tempo di tentazione”, di “prova” e di scelta per noi: può essere tempo per abbandonarsi a Dio Provvidenza oppure per rinchiudersi nella paura del “peggio” che sta venendo; può essere tempo per “fare economia” e mettere al sicuro il proprio tesoro (ricordate la parabola dei talenti!) oppure guardare i bisognosi e condividere con semplicità e generosità; può essere tempo per gridare a chi non si assume le proprie responsabilità oppure per “rimboccarsi le maniche” con chi ci sta a costruire qualcosa di nuovo.

Il cammino verso Pasqua (“pasqua” significa anche “passaggio”) diventa occasione per “passare” dal sentirsi bloccati dalla paura generata dall’attuale crisi all’accettare che se ne esce perché io, tu, noi … siamo in prima linea nel superare le difficoltà.

E su questo nostro cammino quaresimale scende quest’anno anche una Benedizione speciale: la presenza di Mons. Giuseppe Negri tra noi dopo essere stato nominato Vescovo titolare di Blumenau (Stato di Santa Catarina in Brasile). Una Benedizione che riempie di Grazia i nostri propositi nel cammino verso Pasqua, ma che diventa Benedizione soprattutto nel ricercare una più intensa forma di pastorale d’insieme con le Parrocchie vicine, soprattutto Maria Madre della Chiesa.

Lo Spirito di Gesù ci conduca nella “lotta” di questa Quaresima per farci cantare con gioia l’Alleluia della liberazione della Pasqua.

Fraternamente
don Giorgio



P.S.: Una penitenza quaresimale in più: il pavimento della chiesa deve essere lucidato e levigato. I lavori devono proseguire anche durante le settimane prima di Pasqua per poi dare il “colpo definitivo” nelle ultime settimane di Aprile.
L’impresa ha assicurato che la chiesa sarà agibile per le celebrazioni del Venerdì e della Domenica, ma questo comporterà il “subire” disguidi pratici durante la settimana e qualche odore sgradevole legato all’uso di stucchi.


Padre JOMON: ULTIMISSIME DA HONG KONG

Caro don Giorgio,
Come stai? Spero che tu stia bene. Ho ricevuto la tua e-mail. Sono contento che tu stia bene ma ho letto con tristezza la notizia della morte di Mons. Giacomo. Mi ricordo bene Mons. Giacomo e mi ricordo come era gentile con me quando ero lì in Parrocchia. Pregherò per lui specialmente durante l’Eucarestia.

Grazie mille Don Giorgio e Don Giuseppe e Consiglio Pastorale della Parrocchia per aver deciso di contribuire alla mia attività a Hong Kong attraverso la “Campagna di carità di Quaresima”. Sono molto contento di avere questa notizia perché avevamo veramente bisogno di qualche aiuto. Don, non ho mai fatto un progetto, però posso darti qualche informazione e notizia sui nostri bisogni. Spero che questo andrebbe bene. Avevo già scritto qualcosa nelle ultime mail. Adesso metto insieme e ti scrivo la nostra attività.

Cari amici di San Barnaba,
Come state? Spero che vi ricordate di me. Sono padre Jomon, missionario del Pime. Sono in Hong Kong da quattro anni. Hong Kong è una città grande con sette milioni di abitanti. Maggioranza della gente appartengono alle tre religioni tradizionali cinesi: buddismo, taoismo e confucianesimo. Oltre ai cristiani (circa 700 mila) sono presenti: mussulmani, induisti e una piccola minoranza di sikh ed ebrei.

L’arrivo dei primi missionari del Pime è stato nel 1858. Il clero è abbastanza numeroso, ma la proporzione di stranieri resta ancora molto forte. Sono scarse le vocazioni al sacerdozio. Dopo il 1997 (che segna il ritorno di Hong Kong alla Cina) ci sono stati numerosi cattolici che hanno lasciato Hong Kong. La diminuzione dei cattolici a causa dell’emigrazione è compensata del buon numero di nuovi convertiti. In tutta la Diocesi di Hong Kong ci sono 3000 nuovi catecumeni ogni anno. Molti laici sono impegnati attivamente nell’apostolato e nel lavoro sociale. La Caritas diocesana, assieme ad altre istituzioni caritative cattoliche e gruppi religiosi, offre assistenza medica e altri servizi sociali alla popolazione, in particolare ad anziani, handicappati, poveri ed emarginati. L’attività della Caritas si estende anche all’interno della Repubblica Popolare Cinese. La Chiesa è impegnata anche nel servizio ai lavoratori filippini e ai profughi vietnamiti.

Il nostro lavoro pastorale e missionario nella Diocesi di Hong Kong continua in modo molto impegnativo, sia nella Parrocchia che nelle scuole e nel campo sociale. Mi impegno anche nella formazione del catecumeni nella Parrocchia.

Considero questo periodo in cui sono in Hong Kong, un dono di cui ringrazio Dio, un’esperienza preziosa. La vita con i miei parrocchiani mi ha portato ad essere in un ambiente di primo annuncio, dove la quasi totalità delle persone non sono cristiane. La mia Parrocchia mi ha offerto l’opportunità di essere al servizio dei filippini e delle filippine che lavorano come domestiche nella casa dei cinesi. Ciò mi ha convinto che il servizio a queste persone ha già un valore in se stesso. Quasi più di due anni trascorsi in questa Parrocchia sono stati per me una preziosa scuola di formazione. La Parrocchia ha dato tante occasioni di entrare in amicizia con le persone che si prendono cura degli anziani e poveri.

La Parrocchia si chiama “San Tommaso” con 150mila abitanti in cui ci sono solo 10mila cattolici. Ogni anno abbiamo quasi 100 nuovi catecumeni che vengono a conoscere il Signore. Durante la settimana spesso vado a visitare i malati in ospedale e anche nella casa per anziani. Tuttavia fin dal mio arrivo a Hong Kong ho desiderato di poter vivere una vita diversa, un po’ più povera e più vicina ai poveri. Un amico prete con cui mi ero confidato mi disse: “Prega. Se questa è la volontà di Dio, ti darà l’opportunità di realizzare questo desiderio”. Così ho cominciato a lavorare con le filippine che lavorano come domestiche nella casa dei cinesi, perché mi rendo conto che le filippine che lavorano in Hong Kong sono povere a pieno titolo. Vengono sfruttate al massimo dai loro employer.

Vorrei anche parlare di un'altra attività che abbiamo cominciato: quella di andare dentro la Cina ad aiutare persone portatrici di handicap mentale. Fino ad un po’ di mesi fa’ conoscevo poco i portatori di handicap. Avevo stima di alcuni miei confratelli che si erano messi al servizio di queste persone. Come ben sapete in Cina non è possibile svolgere attività religiose, ma siamo molto contenti di essere presenti e accolti per un servizio ai più poveri. Non ci è permessa la predicazione e fare attività liturgiche, ma non ci è proibito di aver fede e di amare.

Devo ammettere che quanto facciamo all’interno di Cina è solo un piccolo contributo a favore delle persone più indifese. Ci sono anche cinesi che non sono cristiani e che operano fianco a fianco con noi, svolgono il loro compito con professionalità e impegno ammirevoli. Loro sono contenti di lavorare assieme con noi. Qui la Chiesa è viva, con Diocesi e Parrocchie con tanti fedeli. La Chiesa è ricca di tradizioni e con una storia di martiri e santi, ma ai cinesi (soprattutto ai sacerdoti e ai vescovi) non è facilmente concesso di uscire dai propri confini. Qui si sente forte il bisogno di contatti con altre comunità cristiane. Tutti siamo chiamati a fare qualcosa per questa Chiesa in difficoltà.
.
Lavorando anche con la comunità filippina, ho avuto la possibilità di conoscere più vicino i loro problemi. Lasciano la famiglia nelle Filippine e vengono qui a lavorare come domestiche nella casa dei cinesi. Domenica è l’unico giorno di vacanza e vengono tutti in chiesa. Tante volte sono in situazione disperate. Non possiamo aiutare tutti, ma cerco di aiutare almeno quelli che vengono in Parrocchia. Sono quasi 500 filippini e filippine che vengono e partecipare alla messa nella mia Parrocchia. Un centinaio rimangono tutto il giorno a pregare, cantare e condividere la vita insieme. Cerco di ascoltare i loro problemi perché hanno bisogno di qualcuno che ascolta. Alcune volte devo aiutarli anche materialmente. Per questo vorrei chiedere il vostro aiuto. Se è possibile avere qualche contributo con l’aiuto della vostra Parrocchia lo userò in questo modo: una parte per la casa in cui ci si prende cura di anziani e anziane, il resto lo userò per la comunità filippina che ha veramente bisogno di essere aiutata. Spero tanto che non vi disturbo. Vi ringrazio in anticipo.

Padre Jomon P.I.M.E

Appuntamenti da Domenica 1 Marzo 2009

DOMENICA 1 marzo
«I DOMENICA DI QUARESIMA»
Lettura del profeta Isaia (57,15-58,4a)
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (4,16b-5,9)
Vangelo secondo Matteo (4,1-11)
«Domenica all’inizio di Quaresima»

Invito alla conversione con la benedizione e l’imposizione delle ceneri in tutte le sante Messe.

La S. Messa delle ore 10,30 sarà presieduta da S. E. mons. Giuseppe Negri (don Peppime), già Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Florianopolis, rientrato in Italia per un breve periodo di vacanza, in attesa di assumere il nuovo e più importante incarico pastorale di Vescovo titolare della Diocesi di Blumenau.

Lunedì 2 marzo
ore 21,00 in Chiesa: Incontro degli Adolescenti.
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei 18/19nni.

Martedì 3 marzo
ore 20,45 «RICOLMI DELLO SPIRITO - La vita nuova in Cristo: La morale: risposta ad una chiamata». Catechesi quaresimale tenuta dall’arcivescovo, card. Dionigi Tettamanzi, trasmessa da TELENOVA (e da Radio Marconi Mhz 94,8 alle ore 21,00).

Mercoledì 4 marzo
ore 15,00 presso il Centro Parrocchiale: TERZA ETÀ: Recita del S. Rosario.
ore 15,30 presso il Centro Parrocchiale: Servizio di Assistenza per pratiche previdenziali ed assistenziali.

Giovedì 5 marzo
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Riunione del Consiglio d’Oratorio.

Venerdì 6 marzo «Primo Venerdì di Quaresima»
Oggi è giorno di digiuno e di astinenza
ore 8,00 in Chiesa: Via Crucis per i ragazzi delle Elementari.
ore 9,00 in Chiesa: Via Crucis.
ore 18,30 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei Pre-Adolescenti (1a media)..
ore 20,30 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei Pre-Adolescenti (2a e 3a media).
ore 21,00 in Chiesa: Via Crucis. Al termine: incontro con i Visitatori.

Sabato 7 marzo
ore 18,00 presso il Centro Parrocchiale: ITINERARIO DI FEDE IN PREPARAZIONE AL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO. Preghiera e confronto. Al termine seguirà la cena comunitaria.

DOMENICA 8 marzo
«II DOMENICA DI QUARESIMA»
Lettura del libro del Deuteronomio (5,1-2.6-21)
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (4,1-7)
Vangelo secondo Giovanni (4,5-42)
«Domenica della Samaritana»

ore 15,30 in Chiesa: «Consegna del Padre Nostro». Incontro di Genitori e ragazzi del 1° anno di Catechesi dell’Iniziazione Cristiana (CIC1).

Ritiro spirituale decanale degli ADOLESCENTI a Monza


Lunedì 9 marzo

ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei 18/19nni.

Martedì 10 marzo
ore 20,45 «RICOLMI DELLO SPIRITO - La vita nuova in Cristo: Non c’è fede senza prova». Catechesi quaresimale tenuta dall’arcivescovo, card. Dionigi Tettamanzi, trasmessa da TELENOVA (e da Radio Marconi Mhz 94,8 alle ore 21,00).
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro aperto a tutti sul tema: «Accompagnamento delle famiglie che chiedono il Battesimo per i figli neonati».

Mercoledì 11 marzo
ore 15,00 presso il Centro Parrocchiale: TERZA ETÀ: Recita del S. Rosario.
ore 15,30 presso il Centro Parrocchiale: Servizio di Assistenza per pratiche previdenziali ed assistenziali.

Giovedì 12 marzo
ore 21,30 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei Giovani.

Venerdì 13 marzo
ore 8,00 in Chiesa: Via Crucis per i ragazzi delle Elementari.
ore 9,00 in Chiesa: Via Crucis.
ore 18,30 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei Pre-Adolescenti (1a media)..
ore 20,30 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei Pre-Adolescenti (2a e 3a media).
ore 21,00 in Chiesa: Celebrazione quaresimale: «Grazia e Croce» (san Paolo nell’arte).

Sabato 14 marzo
ore 10,30 presso il Centro Parrocchiale: Catechesi dell’Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC2 e del CIC3.
ore 10,30 presso il Centro P. Vismara: «REGALIAMOCI UNO STOP.». Incontro decanale di spiritualità biblica “SAPIENZA DI DIO. ABIGAIL, PAOLO E CRISTO”.
La teologa biblica Antonella ANGHINONI tratterà il tema: “Rizpà: senza parola, una denuncia silente”.
ore 14,30 presso il Centro Parrocchiale: Catechesi dell’Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC2 e del CIC3.
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: «Genitori in regola». Presentazione del libro e Incontro di formazione sul tema di Regole, Disciplina e Responsabilità. Relatore: Gilardi Dr. Roberto, autore del libro, già Docente a.c. Università di Trieste, Esperto di Processi Formativi, Counsellor Professionista Accreditato, Trainer dei Formatori al Metodo Gordon dal 1995 al 2007 .

DOMENICA 15 marzo
«III DOMENICA DI QUARESIMA»
Lettura del libro dell’Esodo (32,7-13b)
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (2,20-3,8)
Vangelo secondo Giovanni (8,31-59)
«di Abramo»

ore 10,00 presso la Parrocchia Maria Madre della Chiesa: Incontro tra i ministranti di San Barnaba, della SAMZ e di Maria Madre della Chiesa (ritrovo davanti alla nostra chiesa alle ore 9,30),

PROPOSTE SPIRITUALI PER LA QUARESIMA 2009

PAROLA DI DIO E PREGHIERA
Celebrazione del Venerdì sera (in chiesa)
Via Crucis + Incontro Visitatori
Grazia e croce: San Paolo nell’arte
Via Crucis Giovani
Meditazione sulla Passione
Riconciliazione comunitaria
Preghiera Comunitaria
Via Crucis per Adulti (ogni Venerdì ore 9.00 in chiesa).
Via Crucis per PreAdolescenti (Venerdì 27 Marzo ore 17.00).
Ritiri spirituali
Gruppo Pre-Adolescenti: Domenica 22 Marzo.
Gruppo Adolescenti: Domenica 8 Marzo a Pavia (Decanale).
Gruppo 18/19enni e Giovani: Sabato 28 e Domenica 29 Marzo.
Preghiera Ragazzi classi elementari
Ogni Venerdì ore 8.00 - 8.15: Via Crucis.
Lunedì 6, Martedì 7, Mercoledì 8 Aprile: Triduo Santo.
Preghiera personale: Sussidio per giovani e adulti “La Parola ogni giorno”.

CATECHESI
Catechesi dell’Arcivescovo nelle case (trasmesse su TeleNova) - Martedì sera (ore 20.45).
Tema: La vita nuova in Cristo (battesimo e san Paolo).
Catechesi sull’Iniziazione Cristiana
Martedì 10 Marzo: L’esperienza di Pastorale Battesimale di una Parrocchia della Diocesi,
Martedì 24 Marzo: Iniziazione Cristiana: Pastorale Battesimale e dei Ragazzi (don Paolo Sartor, Responsabile del Servizio Catecumenato della Diocesi di Milano).
Catechesi giovani
Esercizi Spirituali Città di Milano (2 - 4 marzo).
Giovedì 12 e 19 Marzo.
Giovedì 2 Aprile: Scuola della Parola decanale.
Catechesi 18/19enni: Lunedì 9, 16, 23 Marzo.
Catechesi Adolescenti: Lunedì 2, 16 e 23 Marzo.
Catechesi Pre-Adolescenti: Venerdì 6 e 20 Marzo.
Cammino di Iniziazione Cristiana
CIC 3 Sabato 7 Marzo e 4 Aprile (ore 10.30 o 14.30).
Domenica 22 Marzo (ore 15.30): Domenica Insieme (genitori e figli).
CIC 2 Sabato 7 Marzo e 4 Aprile (ore 10.30 o 14.30).
Domenica 22 Marzo (ore 10.30): Consegna del Vangelo (segue pranzo).
CIC 1 Domenica 8 Marzo (ore 15.30).

PENITENZA E CONVERSIONE
Atteggiamento penitenziale: intessere relazioni più profonde con famiglie che non si conoscono e sono nostro “prossimo”.
Formulare una “Regola di vita familiare”
Sacramento della Riconciliazione:
Riconciliazione personale: Venerdì ore 17 - 19 Sabato ore 17.00 - 18.00.
In forma comunitaria:
Adolescenti: Mercoledì (ore 17.00) - Adulti/Giovani: Venerdì 3 Aprile (ore 21).
PreAdolescenti: Lunedì (ore 17.00) - Terza Età: Mercoledì 1 Aprile (ore 15.00).

DIGIUNO
Digiuno di cibo (magro e digiuno): primo Venerdì di Quaresima e Venerdì Santo.
Scegliere una forma personale di “moderazione” nell’uso di mail, telefonate, musica … per darsi alla preghiera, all’ascolto del Vangelo e di ottime letture.
Sostenere uno stile di sobrietà in famiglia.

CARITÀ
Carità familiare: farsi carico di una situazione concreta/personale/familiare, magari persone malate o sole.
Condivisione: sosteniamo le iniziative della Comunità del nostro amico padre Jomon in Hong Kong.
Educare: Sabato 14 Marzo (ore 21.00): “Genitori in regola”.
Proposta di un momento di meditazione sul posto di lavoro durante la Settimana Santa (con sussidio Pastorale del Lavoro).

FAMIGLIA e LAVORO

Continuiamo la pubblicazione del documento “FAMIGLIA e LAVORO” predisposto a cura del Servizio Diocesano per la Vita Sociale e il Lavoro, nell’intento di offrire utili argomenti per la riflessione individuale e comunitaria


I valori che la famiglia porta nel lavoro

La relazione.
Nella famiglia la relazione è fondamento costruttivo di vita comune, di responsabilità educativa, di sviluppo, di maturazione.
Nel lavoro la relazione deve superare l’individualismo, tanto più che, persino il lavoro, richiede un rapporto circolare di competenze, portate da soggetti diversi per lo stesso prodotto, non più in serie, poiché richiesto in modo personalizzato, per una prestazione precisa. Invece la gelosia delle proprie competenze fa naufragare in insuccessi e logoramenti che deformano e rendono sterile perfino la produzione, poiché non amplia lo sviluppo.

Autorità.
In famiglia l’adulto ha un potere che viene qui gestito come disponibilità e servizio poiché chi è sottomesso impari, chi è piccolo cresca, chi è inesperto diventi esperto e autonomo.
Nel lavoro chi ha potere deve saper gestire il suo ruolo per condurre una squadra, non per farsi un monumento. Così si sviluppano capacità e competenze proprie e altrui, si sciolgono i nodi della incapacità e i limiti dell’inesperienza e si sorregge un cammino comune. Chi ha potere insegna e si aggiorna, sviluppa la propria umanità e cerca di valorizzare quella dei propri dipendenti poiché, se incoraggiata e sostenuta, ogni persona sente di essere di più. E mentre ci si preoccupa di non sviluppare un paternalismo che crea dipendenze, si è attenti a valori condivisi. E il clima di una famiglia, come il clima di un’azienda, non è fatto dai lavoratori dipendenti, ma da chi ha potere ed è dirigente.

La solidarietà.
In famiglia la solidarietà è una virtù essenziale poiché tutto si condivide e ogni persona riceve ciò che gli serve.
Nelle aziende, oggi, la solidarietà tende a svanire. Eppure chi è competente e si preoccupa che l’altro lo diventi, chi è coerente e si adopera perché lo sia il suo contesto, chi ha vera umanità e sa svilupparla nel capire, chi è capo e sa servire davvero un cammino comune, chi non si abbatte e sa reggere nel momento della difficoltà: quest’uomo ha sviluppato una solidarietà.

(continua)

I preadolescenti alla Casa di accoglienza di via Saponaro

Da qualche anno con Don Giuseppe abbiamo avviato un’attività che aiuti i preadolescenti (ragazzi di prima, seconda e terza media) ad intuire cos’è la “carita cristiana”. L’idea è tradurre in gesti semplici, alla loro portata, quello che la Chiesa, nella parte adulta vive nei tempi forti di avvento e quaresima: gesti precisi di “carità” (amore!).

Gesti per cui ognuno di noi “dona” concretamente qualcosa di sé: tempo, denaro, lavoro, creatività … ecc. affinchè altri, più bisognosi, possano sentire un po’ alleviata la fatica di vivere. Così realizziamo ogni avvento, un piccolo laboratorio di manufatti (per ora i biscotti: sante madri si attivano strepitosamente per produrre ricette sempre più gustose! un anno ci sono state le candele, in futuro non si sa..) che poi vengono venduti al termine delle messe in una domenica scelta. Il ricavato viene portato sul posto dove la comunità o l’ente che intendiamo sostenere. Chiediamo di essere ospitati per un’oretta e di poter far incontrare i ragazzi con qualcuno che “la Carità” la vive tutti i giorni, in nome della fede in Gesù Cristo. Un anno siamo andati al Consultorio G. B. Molla in via Boifava, l’anno dopo al Pime, in via Mosè Bianchi e poi dalle suore di Madre Teresa, a Baggio. Dagli incontri/testimonianza sono anche nate alcune collaborazioni che continuano tutt’ora.

La visita alla Casa di Accoglienza è stata pensata proprio per favorire la conoscenza dei luoghi e delle persone che nel nostro quartiere lavorano per gli “ultimi”, i prediletti da Gesù. Anche alcuni genitori ci avevano suggerito di far conoscere ai ragazzi le realtà di povertà del nostro quartiere. “I poveri li avrete sempre con voi” ci dice Gesù nel vangelo. Essi interpelleranno sempre la nostra “carità”, la nostra capacità di amare. Forse qualcuno dei nostri ragazzi, un domani, potrà entrare come volontario in questa casa, oppure chissà, impegnarsi, socialmente o politicamente a collaborare con altri, perché tutti possano avere un lavoro, una casa e affetti sicuri.

Lascio raccontare a loro la visita… solo un frammento personale. Si sa la vita è imprevedibile … e quando passiamo a vedere gli spazi, arrivati in cucina, mi incontra lo sguardo di una persona che mi par di conoscere. Ci sorridiamo e dopo qualche minuto scopriamo che siamo confratelli della stessa parrocchia, san Barnaba. Non ci conosciamo, ma ci lasciamo promettendoci di ritrovarci. Questo contatto è prezioso per noi: egli è responsabile dei volontari adulti che servono alla mensa.

“Che bello” (Lo Spirito santo arriva prima di noi … diceva il Cardinale Martini) … scoprire che qualcuno di san Barnaba è lì già a servire …

Silvana



Venerdì 13 Febbraio 2009 il gruppo dei pre-ado è andato a visitare la ex scuola gialla, dove si trova un Centro di prima accoglienza, gestito dai fratelli di S. Francesco.
In questa grande casa vengono ospitati e accolti uomini senza dimora fissa e senza famiglia.
In gran parte sono stranieri, quindi di razze, colori, religioni diverse.
Ad aiutarli ci sono volontari, operatori, assistenti sociali.
A tutte le persone che vengono accolte in questa casa, essi offrono: cibo, posto per dormire, biancheria intima, oggetti per usi igienici.
Infine cercano loro un posto di lavoro, magari anche all’interno della casa, per ridargli un senso maggiore di responsabilità.
All’interno di quest’opera c’è un rito di iniziazione chiamato “il Buon Samaritano”; ciò coinsiste nell’andare in giro, durante la notte, a cercare persone che hanno bisogno di aiuto.
Lo slogan di tutti i volontari, educatori, assisitenti sociali è”Aiuta Chi Aiuta”.
Questa esperienza mi ha molto colpita perchè mi ha mostrato una realtà della vita diversa da quella che ero abituata a conoscere.

Miriam

13 febbraio 2009

La tua fede ti ha salvata, va’ in pace

TEMPO DI MASCHERE

Carissime famiglie di San Barnaba,
in queste settimane ci sono state diverse occasioni per incontraci e vivere momenti di festa e momenti significativi.
La Festa della Sacra Famiglia ha permesso di impegnare alcune famiglie in un accoglienza vicendevole; l’incontro con Lidia Bergamini ci ha fatto condividere l’esperienza della sua famiglia provata dalla malattia; la Festa dei popoli ci ha fatto incontrare famiglie e tradizioni del mondo; l’Eucarestia con i malati nell’anniversario dell’apparizione della Madonna a Lourdes è stato l’ultimo momento di una attenzione alla realtà quotidiana delle nostre case.
Ma tutti siamo stati toccati dalla lotta tra la vita e la morte di Eluana (caso o semplicemente donna?). Overdose di programmi televisivi e di discussioni, posizioni politiche, morali e religiose a confronto (o forse solo gridate ad alta voce?). Con pochi silenzi e poche preghiere!
Speriamo che questa “tragedia italiana” sia stata l’occasione per tutti noi (soprattutto noi cristiani) per lasciarci interrogare, per ricercare nella nostra fede le motivazioni così da dare risposta alle tante domande che ci vengono continuamente poste dall’essere accanto a persone che sono nella stessa condizione.
Io mi e vi auguro che almeno resti in noi una delle seguenti voglie (meglio se tutte insieme!)
Voglia di imparare a informarsi con verità e a pensare criticamente, oltre l’impressione e il “sentire” individuale: siamo una testa che pensa, un cuore che ama e un corpo che agisce. Voglia di andare oltre il caso unico per guardare il tutto. In questi giorni la liturgia proponeva una frase del Siracide intonata alla situazione: “Uccide il prossimo chi gli toglie il nutrimento, versa sangue chi rifiuta il salario all’operaio” (Sir 34,22). Speriamo che la bagarre su Eluana (prima parte del versetto) non sia servita a distrarre dalla crisi sociale che stiamo vivendo (seconda parte del versetto)! Magari dimenticando che in Italia c’è una profonda crisi di giustizia e di democrazia, o dimenticando che viviamo in una nazione dove si vogliono fare leggi (non si può dire che sono “razziste” perché si viene denunciati!) che istigano all’odio e alla delazione (una volta “fare la spia” era un peccato e un reato!).
Voglia di dialogare. Un teologo diceva alcuni anni fa’ che “la verità è sinfonica”, non è di una persona o di un gruppo, ma nasce dal confronto e dal dialogo. Questo è il metodo più utile sia per la vita all’interno della Chiesa che all’interno della società: è un metodo difficile, ma è il più utile!
Voglia di imparare a discernere alla luce della Parola di Dio con intelligenza: il “Non uccidere” del 5° Comandamento è diverso dalla frase citata del Siracide, perché nascono da due momenti biblici carichi di preoccupazioni diverse oltre che essere due versetti scritti in periodi storici diversi. Oggi il “non uccidere” non andrebbe declinato in modo adatto?
Voglia di impegnarsi ad educare i giovani, che sono i più esposti agli attuali venti di “vuotaggine”, di poca voglia di ragionare sul senso del vivere, del soffrire e del morire, del presente e del futuro, della libertà e del libero arbitrio, dei valori forti e del pensiero debole, della vita personale e della famiglia, della convivenza civile e della giustizia…
Anche se è tempo di carnevale è meglio togliere la maschera, la maschera che ci nasconde dal vederci nella nostra fragile umanità e nella nostra grande dignità. È ora di tirare giù la maschera per essere come singoli, famiglie e comunità “anima del mondo”, di un mondo che fa fatica ad avere una speranza e che noi possiamo aiutare a trovare con la testimonianza del “pensiero di Cristo” (1 Corinti 2,16) che nasce in noi dalla Buona Notizia di Gesù.
Un saluto fraterno,
don Giorgio
DOMENICA 15 febbraio
«PENULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA»
Lettura del profeta Osea (6,1-6)
Lettera di san Paolo apostolo ai Galati (2,19-3,7)
Vangelo secondo Luca (7,36-50)

ore 15,30 presso il Centro Parrocchiale: Incontro di Genitori e ragazzi del 1° anno di Catechesi dell’Iniziazione Cristiana (CIC1).
Al termine di ogni S. Messa, in fondo alla Chiesa, si effettua la vendita di prodotti del Commercio Equo e Solidale.

GITA SULLA NEVE A CHAMPORCHER per Ragazzi, Giovani e Famiglie

Lunedì 16 febbraio
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro degli Adolescenti.
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei 18/19nni.

Martedì 17 febbraio
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro di formazione dei Ministri liturgici delle Parrocchie dell’Area Omogenea..

Mercoledì 18 febbraio «S. Patrizio, vescovo»
ore 15,30 presso il Centro Parrocchiale: Catechesi della TERZA ETÀ.

Giovedì 19 febbraio
ORE 21,00 PRESSO IL SALONE-TEATRO “STELLA”: I MEMBRI DEI CONSIGLI PASTORALI E DEI CONSIGLI AFFARI ECONOMICI PARROCCHIALI DEL DECANATO INCONTRANO L’ARCIVESCOVO, CARD. DIONIGI TETTAMANZI.
ore 21,30 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei Giovani.

Venerdì 20 febbraio
ore 18,30 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei Pre-Adolescenti (1a media)..
ore 20,30 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei Pre-Adolescenti (2a e 3a media).
ore 21,00 presso la Casa Parrocchiale: ITINERARIO DI FEDE IN PREPARAZIONE AL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO. Tema: «Una missione di vita: “pro-creare”».

Sabato 21 febbraio «S. Pier Damiani, vescovo e dottore della Chiesa»
ore 9,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro di Formazione di tutti gli Educatori e Allenatori USSB della Parrocchia.

I Pre-Adolescenti si trovano nel pomeriggio in Oratorio per continuare l’allestimento del carro di Carnevale


DOMENICA 22 febbraio «ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA»
Lettura del profeta Isaia (54,5-10)
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani (14,9-13)
Vangelo secondo Luca (18,9-14)

L’ARCIVESCOVO, CARD. DIONIGI TETTAMANZI,
SARÀ
IN VISITA PASTORALE NEL NOSTRO DECANATO,
PRESIEDENDO
LA SOLENNE CELEBRAZIONE EUCARISTICA
PRESSO LA CHIESA DI
S. MARIA ANNUNCIATA IN CHIESA ROSSA
ALLE ORE 16,00


Pertanto, la S. Messa delle ore 18,00non verrà celebrata


Lunedì 23 febbraio «S. Policarpo, vescovo e martire»
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro degli Adolescenti.
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei 18/19nni.

Martedì 24 febbraio
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Lectio divina per i Giovani.

Mercoledì 25 febbraio
ore 15,00 presso il Centro Parrocchiale: Festa di Carnevale della TERZA ETÀ.
ore 15,30 presso il Centro Parrocchiale: Servizio di Assistenza per pratiche previdenziali ed assistenziali.

Giovedì 26 febbraio
ore 19,15 presso il Centro Parrocchiale: Incontro di Catechesi per gli ADULTI «Lo scandalo della Croce» (1 Cor 1-2). Seguirà cena frugale già preparata. In fondo alla Chiesa sarà disponibile il Sussidio relativo.
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Catechesi dei 40-50nni: «“Gesù è morto per me: siamo riscattati dalla maledizione della legge”». (Galati 2,15-3,24).

SABATO 28 febbraionel pomeriggio

SFILATA DI CARNEVALE PER LE VIE DEL QUARTIERE


ALLA SERA in Oratorio: Festa di Carnevale per i Pre-Ado, gli Ado ed i Giovani.
Presso il Centro Parrocchiale: Festa di Carnevale per le Famiglie


DOMENICA 1 marzo «I DOMENICA DI QUARESIMA»
Lettura del profeta Isaia (57,21-58)
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (4,16b-5,9)
Vangelo secondo Matteo (4,1-11)
.

SPECIALE SAN PAOLO

VIVERE IN CRISTO GESÙ

Premessa
Per capire il ragionamento che Paolo fa in questa pericope, occorre tenere ben presenti i tre dati di fatto da cui egli parte e che sono quelli indicati nella PREMESSA del Sussidio.
L’ira di Dio (Rm 1,18): dopo il peccato originale, l’umanità, abbandonata a se stessa, era sotto l’ira di Dio. Cioè sotto l’ira intesa come giudizio negativo di Dio nei confronti di una umanità che lo aveva rifiutato, che aveva messo e continuava a mettere ostacoli al dispiegamento del suo amore gratuito.
Il vanto degli Ebrei (Rm 2,17-18.23): Qui Paolo smonta la tesi degli Ebrei secondo la quale, per avere le benedizioni divine, bastava possedere e conoscere la Torah (Legge). La Legge mosaica, buona e santa in sé, ha fatto conoscere all’uomo la volontà di Dio, ma senza comunicargli la forza interiore per adempierla; in questo modo è riuscita solo a fargli prendere coscienza del suo peccato e del bisogno che ha dell’aiuto di Dio.
Tutti hanno peccato (Rm 5,12): quindi l’uomo era sotto il regno della morte.

La situazione di grazia del cristiano giustificato (5,1-2)
L’importanza di questa pericope si rivela già dal 1° versetto nel quale sono presenti le parole più importanti del Cristianesimo: giustificati (noi che abbiamo creduto siamo stati accolti da Dio come suoi), fede, pace, con Dio, Gesù Cristo. Utilizzandole opportunamente potremmo costruire le seguente significativa frase: «Giustificati in forza della fede, abbiamo pace verso Dio, attraverso il Signore nostro Gesù Cristo». Ed ecco il Cristianesimo!
Il tema della pace, oggi di grande attualità, non indica semplicemente l’assenza di guerra e di tensione, bensì il complesso dei beni che Dio dona al suo popolo (nell’A.T.), il più grande dei quali è il suo Figlio unigenito, Gesù Cristo «nostra pace» (nel N. T.) e mediante la fede in Cristo, il cristiano si accosta alla bontà di Dio, perché ha ristabilito, attraverso Cristo, un rapporto corretto con Dio. Si realizza, così, una situazione di grazia, intesa nel senso di una benevolenza attiva da parte di Dio e di Cristo.
Dalla positività della situazione in cui si trova, il cristiano guarda al futuro con speranza, anzi si vanta «nella speranza della gloria di Dio».
Il vanto del credente è lo stare in piedi di fronte al mondo che lo vorrebbe in ginocchio. È un vantarsi non di se stesso (come pretendono i Giudei), ma del Signore che lo ha liberato e gli ha restituito il vanto di poter essere di fronte al suo Signore. È il vanto della creatura che ha ritrovato l’immagine di se stessa, quella che Dio gli ha donato fin dall’origine del mondo (“E Dio creò l’uomo a sua immagine” (Gen 1,27). Infatti Gesù, entrando nella storia dell’umanità, ha preso su di sé la nostra umanità per donarci la sua divinità, si è fatto come noi per farci come lui! Non diventiamo Dio, però diventiamo di Dio, cioè santi.

Il vanto nelle sofferenze (5,3-4)
A questo punto – sorprendentemente – Paolo abbina il vanto nella speranza della gloria di Dio al vanto nelle sofferenze: «Ma c’è di più: addirittura siamo orgogliosi delle nostre sofferenze». Questa affermazione appare, a prima vista, paradossale: come è possibile che l’uomo si vanti di ciò che lo ostacola nel suo cammino? E perché Paolo sente il bisogno di abbinare subito le sofferenze alla speranza della gloria?
Alla base di queste affermazioni sta l’esperienza personale di Paolo che si è sviluppata attraverso numerose sofferenze patite nel corso della propria esistenza.
La benevolenza di Dio e di Cristo non liberano il cristiano dalle sofferenze, ma ne cambiano il segno rendendole una partecipazione alla croce di Cristo per condividerne poi la risurrezione, indivisibile dalla croce.
Il credente sa che la sofferenza di Cristo è la conseguenza di una lotta contro il male in favore dell’umanità e della sua umanizzazione; Cristo, nell’opporsi al male, soffre. Nel suo vincere il male, è abbattuto, vinto. Nel suo trionfare è crocifisso. Il credente sa che essere discepoli di questo Cristo produce la sofferenza, perché il male già vinto è, ancora per breve tempo, libero di manifestare il suo terribile volto. Il credente, che sta dalla parte di Cristo, non può rinunciare a partecipare a questo scontro.
Anzi il vanto dà una dignità a questa sofferta lotta, dà una libertà. La sofferenza è il frutto di una lotta di liberazione alla quale il credente partecipa. Ed ecco, quindi, la catena: la sofferenza produce fermezza, tenacia, pazienza, perseveranza. La perseveranza ci rende forti, tempra il nostro carattere, ci fa fare esperienza nelle molteplici prove della vita.

La speranza (5,5)
E le prove generano speranza. Una speranza certa, fondata, a prova di bomba, perché basata sull’amore gratuito di Dio, versato continuamente nei nostri cuori dallo Spirito Santo, a partire dal giorno del nostro Battesimo.

Dio nella morte di Cristo dimostra il suo tipo di amore (5,6-8)
Qui Paolo, dubitando che non sia sufficientemente chiaro il significato dell’amore di Dio, con i versetti dal 6 all’8 sottolinea la necessità di considerare l’amore di Dio a partire da Cristo, ed è il modo più perfetto per affermarlo: mentre noi eravamo peccatori, Dio, in Cristo - mediante la sua morte -, ci ha amati! Questo è il versetto più bello della Bibbia!

La riconciliazione in atto (5,9-11)
La morte del Figlio di Dio per noi ci ha, dunque, riconciliati - inizialmente – quando eravamo nemici. Di più, se la morte del Figlio ha prodotto in noi la riconciliazione che abbiamo, la sua vita e la sua vitalità di risorto applicata ugualmente a noi ci porterà alla salvezza, intesa come la riconciliazione più piena e la realizzazione del progetto di Dio sopra di noi. Ecco di nuovo l’evento pasquale che si presenta ai nostri occhi e ai nostri cuori: l’evento che ci riconcilia e che, partecipato fin da adesso, è già in azione e punta al suo perfezionamento alla fine dei tempi, garantendoci che non arrossiremo. Possiamo davvero sperare ed entusiasmarci di fronte a questa realtà, possiamo davvero vantarci in Dio, consapevoli del fatto che tutto questo lo dobbiamo a Cristo, il dono per eccellenza da parte del Padre (come detto all’inizio), da cui abbiamo ricevuto la riconciliazione.

LA FORZA DELLA VITA NELLA SOFFERENZA

Riportiamo il resoconto dell’Incontro-testimonianza di Linda e Roby Bergamini (una donna e una coppia che hanno affrontato la lotta contro il cancro) che si è tenuto lo scorso 1 febbraio al Centro Parrocchiale


LA FORZA DELLA VITA NELLA SOFFERENZA


“La vita è fatta per la felicità e per la gioia” così Linda ha introdotto la testimonianza della sua avventura nel percorso per debellare il “cancro”, richiamando le parole che i nostri Vescovi ci hanno inviato in occasione della giornata della vita. La realtà dice però che ci sono degli ostacoli a che questa felicità si realizzi: la "sofferenza" è uno di questi ostacoli, perché “c’è un tempo del bene e un tempo del male”. L’esperienza che noi facciamo della sofferenza è un allontanarla, rinchiuderla in “contenitori” (psicologici) in modo che non debordi, avvolgendo e compromettendo la nostra vita. Per uscire dal “sogno” e guardare la realtà occorre affrontare la “sofferenza” che, pur rimanendo Mistero (cosa grande), che è ben diverso da “incomprensibile”, può essere vissuta come parte del quotidiano, per ciò che di vero può farci incontrare. Questo cammino ha un sostegno nell’accompagnamento delle persone amiche e della comunità, che ci permettono di "fare esperienza" di vicinanza con una telefonata, una mail, un abbraccio o una visita. Da questa umanità incontrabile si “intravede” l’opera del Padre datore di vita che ci attrae con una Speranza colma di certezza per un bene per noi, che col dono dello Spirito “vediamo” ed incontriamo nel cammino quotidiano attorno a noi. La testimonianza di Linda e Roberto è stata un modo per riscoprire Cristo all’opera qui ed ora tra noi, dentro alle fatiche della vita quotidiana.
Ciò che di bello, Linda e Roberto, hanno fatto come esperienza, desiderano comunicarlo in modo che arrivi all’altro, per tirarlo fuori dal suo “comprensibile guscio”: ed ecco lo “spettacolo”, perché di arte si tratta, E ancora danzo la vita che con altre donne, Le Griots, mettono in scena per comunicare il valore della vita, sempre e comunque.
La testimonianza si è conclusa con un forte richiamo alla nostra fede, alle parole che ogni domenica ripetiamo tutti insieme nel Credo e nel Padre nostro e con l’immagine “ mi metto accucciata ai piedi della croce perché anche quando non capisco cosa vuole da me, mi affido a Lui perché so che la vita va vissuta in ogni palpito, in ogni momento e Lui sarà sempre pronto a portarmi in braccio e a camminare con me”.

FAMIGLIA e LAVORO

Continuiamo la pubblicazione del documento “FAMIGLIA e LAVORO” predisposto a cura del Servizio Diocesano per la Vita Sociale e il Lavoro, nell’intento di offrire utili argomenti per la riflessione individuale e comunitaria


I valori che la famiglia porta nel lavoro

Attenzione.
Nella famiglia è, prima di tutto, fondamentale l’attenzione: dal bambino che cresce ai turbamenti di umore, dai pianti nascosti alle delusioni, dalle invocazioni silenziose di aiuto agli interventi educativi per correggere e sorreggere, dalla condivisione della fatica al sostituirsi momentaneamente nella pena dell’altro per portare insieme dolori e sofferenze.
Ma attenzione è anche sorriso compiaciuto, incoraggiamento e lode, espressioni di stima e di meraviglia, sostegno e collaborazione.
Nel lavoro invece l’attenzione privilegia le cose, per costruire secondo leggi appropriate: ogni realtà ha le sue dinamiche, ogni strumento una sua resa, ogni prodotto i suoi processi e le sue caratteristiche. Che si lavori a mano o a macchina vanno rispettati tempi, sviluppate competenze, garantiti miglioramenti, utilizzate abilità sempre più complesse.
Certamente ci viene richiesto un prodotto affidabile, usufruibile, garantito. E l’attenzione che si sviluppa in famiglia si sviluppa qui, perché il lavoro sia un servizio, costruisca, ad esempio, un ponte transitabile: da una parte ci sono le esigenze e dall’altra le soluzioni possibili all’utilizzo.
E se nel lavoro non si può certo trasferire l’intimità relazionale che nasce da un amore unico e originale, tuttavia vi si può trasferire l’attenzione alla persona che ci sta accanto ed ha, come tutti, problemi di vita, retroterra familiari, esigenze e sogni. Ci si apre al vivere insieme, nel rispetto della persona e delle caratteristiche di ciascuno, nella volontà di poter camminare insieme senza stravolgere e invadere il campo, ma con simpatia.
L’attenzione suppone scoperta di limiti per soccorrere, per superare, per imparare e costruire insieme.
E’ preoccupazione per un ambiente sano, senza pericoli per la vita propria e degli altri.
E’ ricerca di maggiore professionalità che aiuta a sviluppare intelligenze e abilità.
E’ ricchezza che si interiorizza, capacità che diventano risorse eccezionali e valori.

(continua)