“…
di generazione in generazione”
è una espressione presente spesso nelle Scritture, in particolare nel libro dei
Salmi ed esprime, in vari modi e contesti, la ricchezza e la bellezza della
vita di fede di una comunità.
Vorrei
soffermarmi in particolare su due aspetti che possono aiutarci a vivere con una
maggiore consapevolezza e profondità la nostra Festa.
Il
primo aspetto è che nella Bibbia, raccontando e ricordando la storia del
popolo, con questa espressione si esprime innanzitutto la Fedeltà amorosa di Dio alle nostre esistenze, alla nostra storia
nel suo concreto svolgersi, nel bene e nel male (qualche generazione è “malvagia” ma l’Amore di Dio è sempre
fedele). Tutto questo lo si può vedere
nella storia di Gesù che ha amato i suoi
“sino alla fine”.
Il
primo atteggiamento quindi che siamo chiamati a vivere è quello della gratitudine, del ringraziamento, della meraviglia di
fronte al tanto bene con il quale il Signore ha accompagnato e accompagna i
nostri giorni.
Il
secondo aspetto che questa espressione ci invita a considerare è quello di conoscere e riconoscere tutti i
germogli di bene che ogni generazione ha curato, fatto
crescere e trasmesso e che noi siamo chiamati a custodire. La Bibbia ha un
termine molto ricco al riguardo: parla di ricordare,
che è come dire “tenere nel cuore”.
Il cuore è il luogo delle nostre scelte, delle nostre decisioni e
Gesù richiama spesso a vigilare su ciò
che abbiamo nel cuore.
Questo
ci permetterà di dare valore a tutti i momenti che la nostra comunità ha
vissuto e vive, a tutte le età della vita presenti nel tessuto delle nostre
relazioni, a tutte le scelte che si impegnano a custodire il cuore della vita del mondo che è Gesù di
Nazareth, l’amore di Dio fatto a noi vicino.
È
questo il valore profondo del raccontare:
non nostalgia, ma Memoria costruttiva per scelte future di fedeltà all’Amore di
Dio per questo nostro tempo e questa nostra terra … “di generazione in generazione”.
Con
questi sentimenti invitiamo tutti a partecipare ai vari momenti della Festa, a
portare i propri ricordi, ringraziamenti, desideri di bene perché ognuno si
senta come di casa, in famiglia.
don Marcellino
Milano, 14 maggio 2015.