19 marzo 2020

Una domanda cieca: “Chi ha peccato?”

L'inizio del brano ci immette con immediatezza drammatica alle domande di questi giorni: “Chi ha peccato? Di chi è la colpa?”. La domanda i discepoli se la fanno di fronte ad uno sconosciuto fermo al bordo della strada, ma per noi la domanda è più drammatica, perché ce la facciamo a riguardo di persone vicine, di amici, di fratelli colpiti dal male. “Di chi è la colpa?” Chissà perché questa domanda sembra quasi inevitabile. Non è la domanda giusta, di per sé, e infatti Gesù la scarta, invita i discepoli a guardare altrove. Però è una domanda che si impone, sembra quasi inevitabile: “Di chi è la colpa?” Perché questa domanda insorge dentro di noi? Io credo che sia per il fatto che noi non sappiamo sostenere il male, reggere impotenti il dolore, le situazioni di malattia. Tutto questo ci fa così male che non le reggiamo e dobbiamo in qualche modo e scaricarle. Per questo cerchiamo un colpevole; “se c'è un colpevole io non centro, io sono in salvo, non mi tocca!” Ecco che si cerca (e si trova) ogni volta il colpevole di turno: l'untore, piuttosto che il complotto internazionale, la stupidità della popolazione che non si è difesa. Il colpevole mette ciascuno al riparo – o almeno crediamo – senza che ci si debba assumere alcuna responsabilità. E invece non è così, non è così! Noi siamo tutti responsabili per tutto e di tutti! La ricerca del colpevole – “chi ha peccato?” – è una “domanda cieca”, non porta da nessuna parte, ma soprattutto è un modo di non lasciarsi toccare dalle situazioni. Invece l'unico modo di affrontare il male che ci attornia, di attraversare il buio, le situazioni oscure, è di entrare dentro di esse, di lasciarsi toccare da esse, dovessero anche ferirci.

Le opere della luce.
E infatti Gesù risponde alla domanda dei discepoli spostando altrove la ricerca. Dobbiamo cercare non la colpa sua o dei suoi genitori, ma dobbiamo compiere le opere della luce! Anche nei momenti più oscuri c'è ancora un po' di luce, c’è del bene che possiamo fare e che accade sotto i nostri occhi, se lo sappiamo vedere. Dobbiamo restare tenacemente attaccati a tutta la luce che c’è, finché è giorno! Tenere accesa la luce che c’è, orientarci con essa senza lasciarci accecare dall’oscurità. Perché le tenebre sono accecanti e insieme seducenti. Noi subiamo spesso una sorta di fascinazione per l’oscurità, vediamo subito le cose brutte, le cose negative, gli errori, il male, i colpevoli. Lo vediamo subito, e non vediamo il bene. Gesù sposta il nostro sguardo verso le opere della luce, la possibilità di bene che è ancora possibile.

Il tocco della grazia e la promessa che mettono in cammino.

Che cosa fa allora Gesù? La sua opera avviene attraverso un gesto e una parola. Per prima cosa Gesù tocca il cieco. Compie gesti che sono evidentemente simbolici: prende della
Duccio da Boninsegna – 1308
terra, sputa nel fango, lo mette sugli occhi dell’uomo cieco. Sono gesti che richiamano la creazione dell’uomo, che indicano un contatto e una comunicazione dello spirito che fa vivere. Come è nella creazione di Dio che alita il suo respiro sull’uomo fatto di terra perché prenda vita. Noi oggi siamo terrorizzati, abbiamo paura che il fiato, il respiro di qualcuno, ci infetti e ci porti la morte. Ma è ancor più vero il contrario: noi riceviamo la vita se qualcuno ci respira addosso, ci alita, ci ossigena con il suo spirito. Non possiamo vivere sempre con le mascherine, cercando di immunizzarci da ogni contatto. Noi abbiamo bisogno che qualcuno ci tocchi, che ci raggiunga con il suo alito perché quel soffio è vita, non porta la morte, porta la forza della vita: ogni volta che qualcuno che ci vuole bene ci tocca, ci bacia, ci accarezza, noi viviamo. Senza siamo morti. È un atto creativo, perché l'amore è capace di ricreare, ha una potenza creatrice straordinaria.

La seconda azione che Gesù compie è il dono di una parola che è una promessa e un ordine: “va' a lavarti”. Inizia qui il cammino di una creatura nuova, di un uomo nuovo. Il cieco inizia una vita nuova perché impara a camminare fidandosi della parola, della promessa di Gesù. Questo dice molto dell’esperienza della fede. Credere è essere toccati da una grazia, ricevere un tocco di grazia, e mettersi in cammino. Basta poco, un tocco appena di grazia che ti fa vivere. Nel momento in cui la ricevi non vedi il Signore, non lo sai neppure di essere stato ricreato, ma lo senti, lo intuisci perché di nuovo impari a fidarti. La promessa indica una rigenerazione, un futuro possibile: “va’, cammina, lavati e purificati, rinasci e alzati, e vedrai in modo nuovo”. Così è nell’esperienza della fede di tutti: quando il Signore c’è e ci tocca, passa a fianco della nostra vita, noi non lo vediamo. Percepiamo in maniera intuitiva una presenza di vita, ma non lo vediamo; solo dopo aver imparato a camminare e sorretti dalla sua promessa, giungiamo a riconoscerlo. Ma prima c’è un lungo e arduo percorso durante il quale, fidandosi di questa parola, impariamo a reggere il tempo della sua assenza. Perché in tutto il brano Gesù è un grande assente: si presenta all’inizio e alla fine, ma nel corso drammatico di tutta la parte centrale del cammino, quando il cieco deve reggere la prova, quest'uomo è da solo, e Gesù è assente. Eppure, quell’assenza non è priva di forza, è un'assenza che ha lasciato una traccia, la sua parola, l'esperienza di quell’incontro che lui non può dimenticare e che lo tiene vivo; fa si che possa reggere anche le provocazioni, le interrogazioni di tutti quelli che lo mettono in dubbio; lui non lo ha visto, eppure qualcosa è accaduto di straordinario! Credere significa anche questo: imparare a camminare reggendo il tempo dell’assenza di Gesù, fidandosi solo della parola ascoltata.

Io parlo con te
Merita una parola anche il finale e ci può essere utile per comprendere il tempo che stiamo vivendo. Sono giorni nei quali dobbiamo imparare a camminare al buio: a camminare senza vedere con chiarezza, con immediatezza, dove si va, il senso di quello che ci sta accadendo, che cosa bisogna fare; non lo sappiamo, brancoliamo, camminiamo al buio, ma proprio perché non vediamo tutto chiaro, possiamo ascoltare. Sostenuti e sorretti da una parola arriveremo all'incontro col Signore solo perché prima lo abbiamo saputo ascoltare, mentre camminavamo al buio. Infatti, quando il cieco giunge al termine del suo cammino, il Signore gli va incontro e gli dice: “Credi tu nel Figlio dell’uomo?” Il cieco risponde: “E chi è Signore perché io creda in lui?”. “Sono io che parlo con te”. Se impariamo a fidarci, a “rimanere nella parola” (come ha detto Gesù domenica scorsa), se camminiamo anche al buio guidati dalla parola, se pazientemente abbiamo imparato a sostare a lungo nella parola, ruminandola – come dicono i monaci –, interiorizzandola, ecco allora poi arriveremo a scoprire il suo volto. “Perché io parlo con te, parlo sempre con te; la mia parola ti è vicina; potranno esserci momenti oscuri, ci saranno certamente giorni nei quali dovrai camminare al buio, ma io non smetterò di parlare con te: io sono colui che parla con te”. Parlaci signore! Rendici capaci di ascolto fiducioso della tua parola; questi giorni nei quali ci manca tanto l’eucaristia, cioè la presenza del Signore, noi camminiamo al buio sorretti dalla tua parola, e tu, Signore, non smettere mai di rivolgerla a noi.

don Antonio Torresin

13 marzo 2020

Calendario per i prossimi giorni


In base alle disposizioni del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri di lunedì 9 marzo e della Nota del Vicario Generale monsignor Franco Agnesi, sono sospese le Messe con il popolo, i matrimoni, i Battesimi e le celebrazioni esequiali.

I nostri due oratori rimangono chiusi, per cui gli incontri e gli eventi precedentemente fissati (quindi anche quelli a livello decanale) sono annullati.

Le due chiese rimangono aperte per la preghiera personale, senza celebrazioni e senza gli appuntamenti previsti di Pane & Parola e delle Vie Crucis comunitarie.

I nostri sacerdoti sono comunque disponibili per le Confessioni, telefonando alla casa parrocchiale di San Barnaba (don Giovanni) o a quella di Maria Madre (don Alfredo e don Mauro; don Francesco sta bene, ma rimane nel carcere di Opera per motivi prudenziali).
La celebrazione del sacramento della Riconciliazione non dovrà però svolgersi nel confessionale, ma secondo quanto indicato al punto 5 della Nota del Vicario Generale.

Anche le iniziative di solidarietà precedentemente annunciate, ovvero la raccolta delle rinunce quaresimali per i fidei donum della nostra diocesi (domenica 22) e quella di beni di prima necessità a sostegno della Piccola Bottega della Carità di MMC (domenica 29), sono rimandate a data da destinarsi.

In compenso, però, la Fraternita di Misericordia di via Baroni ha lanciato una campagna fondi per acquistare dispositivi di protezione per volontari e dipendenti. Si può aderire andando su questa pagina.

Tutti i giorni: un minuto di preghiera per la pace con l’Arcivescovo monsignor Mario Delpini (vedi qui).

Tutti i giorni, alle 19: al suono delle campane, preghiamo l’Ave Maria per varie categorie di persone coinvolte dall’emergenza sanitaria, segnalate di volta in volta sulla pagina Facebook Due Cortili Gratosoglio.

Dal lunedì al giovedì, alle 18.30: Messa dalla casa parrocchiale di San Barnaba, in diretta dalla pagina Facebook Due Cortili Gratosoglio. Il video non sarà disponibile dopo la diretta, per ragioni tecniche.

Per i Venerdì di Quaresima, la scelta dei sussidi per il pio esercizio della Via Crucis è libera. Segnaliamo però le meditazioni proposte sul sito Vino Nuovo: questa settimana, le stazioni sono commentate da due coppie: Patrizia Sartori e Antonio Geminiani, Maria Teresa Pontara e Francesco Pederiva.

Domenica 15 marzo, alle 11: Messa presieduta dall’Arcivescovo dalla chiesa di San Giuseppe ai Padiglioni, nel Policlinico di Milano (diretta televisiva su Raitre).
A questo indirizzo è possibile scaricare il sussidio per la preghiera in famiglia.
Giovedì 19 marzo, alle 21: Rosario per l’Italia, secondo le indicazioni della Conferenza Episcopale Italiana. La diretta televisiva è su TV 2000 (canale 28 del digitale terrestre) dalla basilica di San Giuseppe al Trionfale a Roma, ma anche su Chiesa TV (canale 195 del digitale terrestre), su Radio Mater e sul Portale diocesano, preceduta, alle 20.55, da un videomessaggio dell'Arcivescovo.
Il sussidio per seguire la celebrazione è scaricabile da qui.

In diretta dal Duomo di Milano, dal lunedì al giovedì alle 8, la celebrazione della Messa.
Al venerdì, dalle 17.15 e sempre dal Duomo, Vespri, lectio sul Cantico dei Cantici e benedizione con la reliquia della Santa Croce.
Al sabato, alle 17.30, Messa Vigiliare vespertina.
Tutte le celebrazioni possono essere seguite o riviste qui.


Commento al Vangelo della III domenica di Quaresima di don Walter Magni


Tanto era sciolto e ironico il dialogo tra Gesù e la Samaritana domenica scorsa, quanto dura e carica di minacce di morte è la discussione tra Gesù e alcuni Giudei a riguardo di Abramo, che ci racconta il Vangelo di oggi. Con un particolare interessante: questi Giudei, stando al vangelo di Giovanni, “avevano creduto in lui”, cioè avevano cominciato a dare credito a Gesù, Gli aveva dato inizialmente fiducia. Come illudendosi nei Suoi confronti.



Il contesto.

Non sono giorni facili. Gesù Si sente spiato, controllato. Con la Sua predicazione ha dato inizio a un movimento spirituale che suscita anche tante domande. Giovanni annota che “quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto. I Giudei intanto lo cercavano durante la festa e dicevano: ‘Dov’è quel tale?’. E la folla, sottovoce, faceva un gran parlare di lui. Alcuni infatti dicevano: ‘È buono!’. Altri invece dicevano: ‘No, inganna la gente!’. Nessuno però parlava di lui in pubblico, per paura dei Giudei” (7,10-13). E mentre i capi dei Giudei vogliono arrestarLo, “nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora” (7,30). E ci si potrebbe allora domandare: come è possibile che una religiosità come quella ebraica abbia cercato di annientare Gesù per quello che aveva detto e compiuto con amore appellandoSi allo stesso Dio? È possibile che serpeggino certe malattie dentro le nostre religioni, respingendo chi dice di parlare nel nome di un Dio buono e misericordioso? Risuonano pertanto dure le parole del sommo sacerdote Caifa durante il Sinedrio che delibererà la morte di Gesù: “Voi non capite nulla, e non riflettete come torni a vostro vantaggio che un uomo solo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione” (Gv 11,49-50). Si comprende pertanto il fatto raccontato al termine del Vangelo odierno, che annota che quei Giudei allora “raccolsero delle pietre, per gettarle su di lui”, mentre Gesù “si nascose e uscì dal tempio”. E noi sappiamo che fu solo una morte rimandata.



Lo spaesamento di Abramo.

Questi Giudei, che dialogano con Gesù senza ascoltarLo, sono segno di un immobilismo mortale, mentre si nascondono dietro gli schemi della loro identità religiosa: “Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno”; “Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?”. Rivendicano una appartenenza ad Abramo senza mettersi in gioco, senza compromettere la loro coscienza e soprattutto una adesione coerente alla spiritualità vivace e sincera di Abramo, che non era certo l’emblema dell’immobilismo. Di uno stile di vita statico e rigido. Proprio l’incontro con il Dio unico e creatore lo aveva infatti obbligato a mettersi in gioco, in movimento, rompendo tutti gli schemi della sua appartenenza religiosa. Come smosso radicalmente da una parola che si era sentito rivolgere personalmente da Dio: “Vattene dalla tua terra / dalla tua parentela / e dalla casa di tuo padre / verso la terra che io ti indicherò. / Farò di te una grande nazione / e ti benedirò” (Gen 12,1-2). Perché Abramo passa da una vita in cui avrebbe potuto tenersi ben stretto tutto ciò che aveva, a una vita che finisce per riporre ogni certezza nella promessa di una discendenza umanamente improbabile e che si sarebbe comunque realizzata in là nel tempo, oltre la sua esistenza e oltre l’esistenza di Sara sua moglie? Abramo non ha mezze misure: si mette in cammino e si fida. Come un innamorato ammaliato dal profumo della donna amata. Con la libertà di andare verso una terra promessa, dove il sogno si identifica con la realtà.



“Se rimanete nella mia parola”.

Gesù irrita i Suoi interlocutori perché chiede loro di passare dalla rigidezza della loro appartenenza religiosa a una relazione con Dio più liberante. Questo li sconvolge: “se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Come dicesse: dove vi potrete realizzare? Dove ancora sperimentare l’ebbrezza della libertà? Fidandovi di me. Come aveva detto alla Samaritana: fidati dell’acqua che io ti posso dare! Lasciati prendere dal soffio dello Spirito! In cosa consiste la nostra appartenenza religiosa? Una sorta di scaramanzia sul presente, con la quale difenderci dal mondo e dai suoi virus o una fiducia che ogni giorno si rinnova, rimettendoci continuamente in cammino, come Abramo? I Giudei che discutevano con Gesù giocavano in difesa, rimanendo impermeabili al nuovo. Sino a nascondersi in modo ossessivo dietro quel noi: “noi siamo discendenza di Abramo (…). Noi non siamo nati da prostituzione (…). Noi abbiamo Dio per Padre”. All’opposto di Abramo, uomo degli spazi aperti, dal cuore libero, dallo sguardo puntato al cielo: “Poi Dio lo condusse fuori e gli disse: ‘Guarda il cielo e conta le stelle se le puoi contare’. E soggiunse: ‘Tale sarà la tua discendenza’” (Gn 15,5). Quelli barricati nel loro tempio e Abramo invece fuori, a guardare le stelle! Diventando così benedizione per la terra intera: “In te saranno benedette tutte le famiglie della terra” (Gn 12,3). E così Abramo, contemplando le stelle, giungerà a vedere Gesù: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia”.

don Walter Magni

portavoce dell’arcivescovo Delpini

Commento al Vangelo della III domenica di Quaresima di padre Ermes Ronchi


Un Dio fedele alle sue promesse, come nella prima lettura, non mi basta. Molti uomini lo sono: fedeli agli impegni, alla parola data, fedeli a se stessi. Ma la differenza biblica è un Dio fedele non solo alle sue promesse, ma alla sua intenzione di bene verso l’uomo, fedele ad una volontà d’amore, fedele ad un futuro buono: “Renderò i suoi figli numerosi come le stelle del cielo”.
Nel cuore di tutti gli altri noi cerchiamo un perché, nel cuore degli altri un perché della nostra vita. Tutte le creature del mondo, bambini, uomini, donne, ragazzi, mogli, genitori, figli, suore, frati, perfino gli animali e i fiori, nel cuore degli altri cercano un perché.
Nel cuore di Dio noi cerchiamo un perché.
Oggi ci aiuta Abramo, che ha cercato e trovato, Abramo: il padre nella fede.

Nel lungo conflitto riferito dal vangelo, Gesù dice ai giudei, ai credenti e ai praticanti, di allora e di ogni tempo: voi avete costruito un modello perfetto, ma non avete l’essenziale. C’è la religione, ci sono i codici, ci sono le parole, ci sono i riti, ma non c’è più Abramo! Non c’è più la fede!
Quale monito anche per noi: Io che ho tutta la cornice religiosa, ho davvero la sostanza, la fede?
Ho Dio per padre?

Una parola terribile di Gesù ai credenti (solo a quelli di allora?): voi avete per padre il diavolo, siete suoi figli. Inversione di paternità, terribile rischio per tutti. Avete adottato un altro padre, perché ne fate le opere. Che sono due: violenza (è l’omicida fin dal principio) e inganno (è il padre della menzogna).

Come evitare il rischio di essere figli del diavolo?
Ascoltiamo Gesù: Chi è da Dio ascolta la mia parola! Lo dice anche a noi. È il primo criterio. Ascoltare, riaprire l’ascolto quotidianamente, tenacemente, fiduciosamente.
Poi aggiunge: Voi non siete figli di Abramo perché non fate le opere di Abramo. Fare le opere di Abramo, secondo criterio per chi vuol essere da Dio. Mi sono chiesto quali sono. Ne ho trovate tre: l'opera della fede, l'opera della libertà e l'opera della speranza.

L'opera della fede: Abramo è pronto all'impossibile, a contare le stelle e a misurare la sabbia, lui che cammina per tutta la vita dietro a quelle tre promesse: “Avrai più figli che stelle, una terra di latte e miele e una benedizione”. Un figlio, una terra, una benedizione. E Abramo va’. Vecchio d'anni ma non vecchio di cuore e ama le promesse di Dio più ancora della loro realizzazione. Perché Dio è affidabile. E Abramo si affida.
Ciò che Dio promette è perfino eccessivo, incomprensibile, illogico, ma Dio è affidabile. E quando deve portare il figlio Isacco sul monte e lo lega e alza il coltello, ciò che sta facendo è incredibile, in quel momento Dio nega le promesse di Dio, Dio nega Dio, c’è da impazzire, ma Dio è affidabile. Lui troverà il modo, ed è un angelo che ferma il balenare del coltello.
In tutte le vite, in ciascuno di noi, Dio è affidabile.
La fede di Gesù ha una sigla identificativa: la parola Padre. Che ricorre per quattordici volte in questo brano, eppure anche questa parola è ambigua. Abbiamo sperimentato nella vita, in noi e attorno a noi, paternità non sempre felici, non sempre feconde. Dobbiamo andare oltre a ciò che questa immagine suscita, oltre la parola, al di là della metafora. Anche dire Padre è dire poco, è dire male, dire nel limite. Dio non è ciò che dico di Lui, è oltre tutte le parole e più ti avvicini a Lui più appare Altro.
Un Dio da cercare sempre, da inseguire. Esci dalla tua terra, come Abramo, da dove credi di possedere. L’errore dei Giudei è questo: pensano di possedere Dio e la verità: noi siamo, noi sappiamo, noi.... La verità non è un possesso, è un rispetto, sapere di non sapere ancora.

L’opera della speranza: “Abramo, vostro Padre esultò nella speranza di vedere il mio giorno. Nella speranza non nella realizzazione. Abramo muore e della terra promessa ha ottenuto soltanto quanto basta a scavare due tombe, una per Sara e una per sé; dei figli come stelle, ne ha uno solo che ha rischiato di uccidere. Quasi niente, eppure conserva la fede. La speranza è, secondo una bella formula di Tommaso d’Aquino, la speranza è il presente del futuro. Abramo guarda il piccolo seme presente e vede la spiga futura. La speranza è una corda tesa verso il futuro, come il filo dei muratori, come la corda dei costruttori. La speranza è la virtù bambina, scrive Péguy, la più piccola delle tre sorelle, sta in mezzo, fede e carità la tengono per mano, ma non sono loro a portarla, in realtà è la piccola che tira avanti le altre due, è la speranza che trascina avanti la vita, corda tesa al futuro.

L’opera della libertà: è la parola più cara all’uomo ma anche la più ambigua e forse, insieme all’amore e alla verità, la parola più falsificata, più imbrattata della storia.
Abramo è il nomade che per letto ha la sabbia del deserto, sulla testa ha solo il cielo, e come recinto l’orizzonte. Libero di fare qualcosa che fino a un attimo prima era lontanissimo dalla sua intenzione, pronto a mettersi in viaggio verso una terra di cui non conosce il nome, che non sa dove sia, che per decidere dei pascoli dice a suo fratello Lot: scegli, se tu vai a destra io andrò a sinistra.
Più libero di Abramo è solo Gesù. Il fascino di Gesù uomo libero, che non si è mai fatto comprare da nessuno, accende trasalimenti in ognuno di noi, forse perché tutti soffriamo di imprigionamenti. Se ti fai lettore attento del Vangelo non puoi sfuggire all’incantamento per la libertà di Gesù. La libertà, non la fissità delle regole ma il vento che scompiglia le pagine e soffia via la polvere.
La libertà ha un segreto, il segreto è quel pezzo di Dio che è in te e che i veri maestri dello spirito ti invitano a scoprire e a liberare e ad adorare. Se sei fedele a questo pezzo di Dio in te sei libero dalla schiavitù degli altri, dalla schiavitù delle cose, dalle convenzioni, dai codici senza anima, dalle aspettative degli altri, dal giudizio, dalle immagini che gli altri hanno di te. Per te contano gli occhi del tuo Signore, conta un piccolo pezzo di Dio in te.
La libertà ha un segreto: il segreto è quel pezzo di Dio che è la nostra verità ultima. La verità vi farà liberi. Dio in noi guida le nostre mani alle tre opere, della fede, della speranza, della libertà. Allora saremo come Lui, perfetti come il Padre, fedeli all’intenzione di bene di Dio per il mondo.

Dice la Bibbia: in Abramo sono benedette tutte le genti. Di una benedizione che sul mondo distendono le tre opere di Abramo: l’opera della fede, l’opera della speranza, l’opera della libertà.
Un’antica benedizione discende da Abramo, attraversa millenni, arriva fino a noi, mi raggiunge, mi sfiora: In Abramo anch'io benedetto, nonostante tutte le mie ambiguità benedetto, in tutti i miei dubbi benedetto, nel mio amore incipiente benedetto, nella speranza bambina benedetto, nella libertà mai venduta benedetto. Benedetto da Dio, fonte di libere vite.

Invito alla preghiera

Signore, voglio essere tuo figlio.
Vorrei compiere solo l’opera della fede,
essere operatore di libertà e di speranza, come Abramo;
vorrei rimettere mano, come Mosé alla dura pietra del cuore;
come Gesù vorrei vivere amore e libertà.
Non per la mia piccola fede, ti prego,
ma per la fede di Abramo, di Mosé, di Gesù:
benedici questi tuoi figli.
E in Abramo, in cui hai benedetto tutte le genti,
benedici anche me:
anch’io benedetto, in tutte le mie ambiguità benedetto,
nelle mie povertà benedetto, in tutti i miei dubbi benedetto,
perfino nei giorni dei facili inganni benedetto da Te,
perché tu solo ci cambi il cuore
nella fede vigorosa,
nella libertà rischiosa,
nella speranza testarda
benedetto da Te,
che ami i tuoi figli senza condizioni,
che ci perdoni senza nessun rimpianto. Amen
(Ermes Ronchi)

Altri spunti di meditazione


«Quando t'imbatti in una cosa bella, la racconti. E quando t’imbatti in una cosa vera, la dici. E se hai capito che la storia di Gesù ha illuminato il cammino del mondo e dell’uomo dandogli senso, allora lo racconti. Non puoi farne a meno. E se l’incontro con Gesù ha cambiato la tua esistenza dandole forza, direzione, senso, allora inviti gli amici a condividerla»
(Bruno Maggioni)

Il cardinal Martini, alle domande se esiste un Dio solo e perché non esiste una sola religione, ha risposto:
«Le religioni sono un tentativo dell’uomo di mettersi in rapporto con la divinità. Per questo assumono dalle civiltà circostanti molti dei loro segni espressivi, simboli, temi, parabole ecc. con cui esprimono la loro ricerca. Perciò la storia delle religioni è anche la storia del loro legame con le diverse culture. Naturalmente anche il cristianesimo assumerà qualcuno di questi segni e simboli. Ma il cristianesimo è molto più di una religione: esso nasce dall’iniziativa divina di entrare in contatto con l’uomo e di rivelargli se stesso».
(Corriere della Sera, 27.06.2010)

Preghiera attribuita a santa Teresa d’Avila (1515-1562)
«Se ti amo, o mio Tesoro, non è per il Cielo che mi hai promesso. Se temo di offenderti, non è per l’inferno di cui sono minacciato. Quel che mi attira a te, sei tu, tu solo: è vederti inchiodato sulla croce, col corpo straziato, in agonia di morte. E il tuo amore si è talmente impadronito del mio cuore che anche se il Paradiso non esistesse, ti amerei lo stesso; se non esistesse l’inferno ti temerei ugualmente. Tu nulla hai da promettermi, nulla da darmi per provocare il mio amore: quand’anche non sperassi quel che spero, ti amerei come ti amo».

Preghiera a Maria di monsignor Delpini


Ai piedi della “Madonnina”, nei giorni tribolati dal Coronavirus

O mia bela Madunina che te dominet Milan,
prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte.

O mia bela Madunina che te dominet Milan,
Mater dolorosa, consolatrix afflictorum, conforta con la tua presenza
coloro che più soffrono nei nostri ospedali e nelle nostre case:
invoca ancora per tutti il dono dello Spirito Consolatore che ti ha consolato.

O mia bela Madunina che te dominet Milan,
Maria, auxilium Christianorum, sostieni nella fatica
i tuoi figli impegnati nella fatica logorante di curare i malati,
dona loro forza, pazienza, bontà, salute, pace.

O mia bela Madunina che te dominet Milan,
Maria, mater amabilis, insegnaci l’arte di renderci amabili,
nei momenti dell’apprensione suggerisci le parole buone che incoraggiano,
nelle ore della solitudine ispira segni di sollecitudine per coloro che sono troppo afflitti,
la delicatezza e il sorriso siano una seminagione di simpatia,
nelle decisioni infondi sapienza,
nessuno sia così preoccupato per se stesso da difendersi con l’indifferenza,
nessuno si senta straniero, abbandonato.

O mia bela Madunina che te dominet Milan,
Maria, virgo fidelis, incoraggia la perseveranza nel servire,
la costanza nel pregare,
la fermezza nella fede,
la nostra familiarità con Gesù ci aiuti a riconoscere Dio che è Padre,
a rifiutare le immagini di un Dio lontano, indifferente, vendicativo,
a credere nel Padre che dona il Suo Spirito per renderci figli nel Figlio,
perché credendo abbiamo la vita, la vita eterna.

O mia bela Madunina che te dominet Milan,
Maria, refugium peccatorum, regina pacis,
abbraccia tutti i tuoi figli tribolati,
nessuno si senta dimenticato,
non permettere che noi, in questo momento, ci dimentichiamo
di coloro che soffrono vicino e lontano,
per l’assurdità della guerra,
l’ingiustizia insopportabile della miseria, 
lo scandalo delle malattie che si possono facilmente guarire,
la schiavitù delle dipendenze che il vizio, cercato e indotto, rende invincibili,

O mia bela Madunina che te dominet Milan,
Maria, causa nostrae laetitiae,
prepara i nostri cuori alla gioia,
perché la benedizione di Dio ci aiuti a essere protagonisti,
tutti insieme, da tutte le genti, con ogni lingua, dialetto, cultura e religione
di una storia lieta, solidale, semplice, operosa, fiera,
perché la nostra terra sia una terra in cui sia desiderabile abitare.

O mia bela Madunina che te dominet Milan,
prega, benedici, sorridi
in questa città, in questa Chiesa Ambrosiana, in questa terra
che si affida a te, ora e sempre.
Amen


29 febbraio 2020

Una Quaresima d’eccezione!

Carissimi, in questi giorni “eccezionali” siamo inondati di parole, dati e opinioni di ogni tipo ma raramente sentiamo riflessioni più profonde che indagano sul senso di quanto stiamo vivendo in conseguenza dell’emergenza per il virus. Come credenti poi abbiamo buoni motivi per chiederci: quale occasione di grazia schiude la situazione attuale?
Rimando al messaggio dei Vescovi Lombardi per una prima domenica di Quaresima certo diversa dalle altre che abbiamo finora vissuto.
d. Alfredo

Avvisi vari
aggiornati al 6 marzo 2020

In base al comunicato della Conferenza Episcopale Lombarda del 6 marzo 2020, le Messe di domenica 8 marzo e le successive Messe feriali continueranno a essere celebrate senza la partecipazione dei fedeli, fino a nuova comunicazione.


Fino a domenica 15 marzo compresa, le iniziative e gli incontri presso altri ambienti parrocchiali (quindi anche quelli dei CIC, della TERZA ETÀ e dei gruppi giovanili, più gli allenamenti delle società sportive) restano sospesi.

Di conseguenza, anche l'INAUGURAZIONE DEL NUOVO ORATORIO, prevista per il 15 marzo, viene posticipata in data da destinarsi.
Invitiamo comunque a prendere nota dei tradizionali appuntamenti quaresimali:

PANE & PAROLA ogni giovedì dalle 18,30 alle 20,30 in chiesa a SB, adorazione eucaristica silenziosa con proposta di meditazione sulle letture della domenica successiva e possibilità di confessioni individuali.

VIA CRUCIS ogni venerdì:
- alle 8 in SB per i RAGAZZI delle elementari
- alle 9 in SB per tutti 
- alle 17 in MMC per tutti
N. B.: venerdì 6 e 13 marzo non ci sarà la celebrazione comunitaria. Saranno comunque disponibili alcuni sussidi per la preghiera personale: la Via Crucis vocazionale con meditazioni del cardinal Carlo Maria Martini (con lo schema tradizionale; scaricabile da qui) e quella tratta dal blog Vino Nuovo (qui quella di Chiara Bertoglio, pubblicata il 6 marzo)

DAL DIGIUNO LA CARITÀ: domenica 22 offriamo nella messa il frutto del digiuno quaresimale (scelto in famiglia) che quest’anno sarà destinato a sostenere le attività caritative dei MISSIONARI FIDEI DONUM della diocesi.

E domenica 29 offriamo una borsa di spesa per sostenere la PICCOLA BOTTEGA DELLA CARITÀ della nostra Caritas che serve un centinaio di famiglie del quartiere (sarà data comunicazione specifica in merito).

Invitiamo anche a seguire le INIZIATIVE DECANALI segnalate nell’apposito volantino (scaricabile qui).

Siamo vicini alle suore di Maria Bambina per l’improvvisa morte di SUOR GIOVANNA MAGRINI che molto ha donato alla nostra comunità: la ricorderemo con una Messa in suffragio appena sarà possibile. 

Dal 1° marzo, alle 6.28 di ogni giorno: preghiera per la pace con l’Arcivescovo (maggiori informazioni qui)

08 febbraio 2020

Lettera dell'Arcivescovo monsignor Mario Delpini per il tempo di Quaresima

«UMILIÒ SE STESSO, FACENDOSI OBBEDIENTE FINO ALLA MORTE E A UNA MORTE DI CROCE» (Fil 2,8)

Carissimi,

guardo i quadri che rappresentano san Carlo. Ce ne sono dappertutto: in ogni chiesa, nelle cappellette, nella casa dell’Arcivescovo. Il suo volto segnato da penitenze e da lacrime mentre contempla il Crocifisso mi provoca a pensare, a pregare: quanto la meditazione della passione del Signore ispira il mio modo di interpretare la vita e il ministero?
Benedico il tempo di Quaresima perché la liturgia ci propone di andare verso la Settimana Autentica per entrare nel mistero della Pasqua del Signore. Invito tutti a concentrarsi sull’essenziale, chiedendo la grazia che i sentimenti e il pensiero di Cristo ispirino il nostro sentire e il nostro pensare.
Il testo della Lettera ai Filippesi che inserisce un inno intenso e commovente può ispirare tutto il tempo di Quaresima.

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.
Quindi, miei cari, voi che siete stati sempre obbedienti, non solo quando ero presente ma molto più ora che sono lontano, dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore. Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita. Così nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano, né invano aver faticato. Ma, anche se io devo essere versato sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.
(Fil 2,5 - 18)


1. La «sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore» (Fil 3,8)

Paolo si sforza di correre verso la meta, che è la conoscenza di Cristo Gesù (cfr. Fil 3,12) perché è stato conquistato da Gesù.Le nostre lentezze, il grigiore della nostra mediocrità, il clima lamentoso e scoraggiato che talora si percepisce nelle nostre comunità sono forse un segno di una resistenza all’attrattiva di Gesù. Il tempo di Quaresima ci invita a tenere fisso lo sguardo su Gesù, sul mistero della sua Pasqua per conformarci sempre più a lui, nel sentire, nel volere e nell’operare (cfr. Fil 2,13).

2. «Credo in Gesù Cristo»

La conoscenza di Gesù e del suo messaggio non può limitarsi ai vaghi ricordi del catechismo, non può aggiornarsi con qualche titolo di giornale o con qualche conferenza. Credo che sia necessario proporre percorsi di formazione per gli adulti e incoraggiare molti a partecipare a corsi già da tempo offerti in diverse parti della diocesi, come Corsi di teologia per laici, Corsi biblici, cicli di incontri nella forma di Quaresimali.
Si deve anche pensare a qualche proposta che sia più popolare, che raggiunga tutti i fratelli e le sorelle che vivono la loro fede con semplicità e partecipazione costante alla messa domenicale e non sono nelle condizioni di percorsi di formazione impegnativi.
Mi sento di proporre che, come nella Chiesa antica, si offra a tutti la possibilità di ascoltare una spiegazione del Credo, il simbolo della fede che si proclama nella celebrazione eucaristica. In Quaresima spesso si propone il Simbolo Apostolico. Si può pensare che le messe domenicali di Quaresima siano precedute o seguite dalla spiegazione di alcuni articoli del Credo per chi può trattenersi in chiesa per il tempo necessario. I preti sono spesso impegnati per le celebrazioni delle messe. Talora è opportuno rivedere l’orario e che il vicario episcopale di zona proceda a questa revisione. Ad ogni modo, non è necessaria la presenza del prete per proporre una spiegazione degli articoli del Credo: certo, chi lo fa deve essere adeguatamente preparato, per essere sobrio e preciso, in modo che in un tempo sensato sia possibile una chiarificazione essenziale delle verità cristiane e si possa poi sciogliere l’assemblea, senza trattenerla a lungo.

3. «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5)

Il tempo di Quaresima è il tempo adatto per confrontarsi con serietà sulle esigenze della carità, per condividere il provare compassione di Gesù davanti alla folla smarrita, ai malati e agli esclusi, ai lutti troppo ingiusti e troppo dolorosi.
Le forme della carità adatte per il nostro tempo devono essere oggetto di riflessione e di condivisione. La dottrina sociale della Chiesa riproposta e approfondita dai pontefici del secolo scorso trova nell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco e nell’indicazione della “ecologia integrale” una proposta di riflessione e di azione impegnativa per tutti i cristiani e per tutti gli uomini di buona volontà.
Le dimensioni impressionanti della ricchezza e della povertà e il divario tra ricchi e poveri possono lasciare indifferenti i cristiani? L’abitudine allo spreco e il dramma della fame possono essere tollerati? I criteri della spesa pubblica possono essere indiscutibili? Gli investimenti per la ricerca possono essere condizionati solo dal profitto prevedibile? Inoltre i cristiani – animati dagli stessi sentimenti di Gesù – si pongono domande sulle condizioni di vita e di lavoro che la situazione contemporanea sembra imporre a molti. Come si può tollerare che l’organizzazione del lavoro invada ogni momento della vita e ogni giorno della settimana, anche la domenica? Quale miopia può giustificare che sia considerata un problema l’attesa di un figlio, visto che comporta un periodo di assenza dal lavoro?
Ma i cristiani non si limitano a porre domande: offrono risposte e sono disposti a pagare di persona. Più che cortei di protesta o di richiesta, siamo impegnati a scelte di vita personale coerenti e a tessere alleanze con tutti gli amici del bene comune. È doveroso che nella comunità cristiana si promuovano occasioni di confronto per approfondire i temi della Dottrina Sociale della Chiesa, per orientare l’impegno in ambito sociale e politico.
La Quaresima invita alla pratica del digiuno in alcuni giorni e più in generale a rivedere lo stile di vita nella prospettiva della carità e della solidarietà. La pratica del digiuno sembra quasi cancellata dalla sensibilità ordinaria del popolo cattolico occidentale: tanto che suscita interesse e ammirazione il rigore con cui praticano il digiuno i cattolici di rito orientale e i fedeli di altre confessioni e religioni. Più che l’ammirazione è opportuno disporsi con semplicità e intelligenza a raccogliere il ricco patrimonio della tradizione cristiana e a tradurre in scelte concrete l’insegnamento che la sapienza dei popoli e dei secoli ci propone.
Nell’impegno politico, nelle responsabilità professionali, nelle forme di presenza “nel sociale” i cristiani e tutti gli uomini e le donne di buona volontà cercano con intelligenza, lungimiranza, determinazione le vie percorribili per un mondo più giusto e fraterno, più abitabile e ospitale.

4. «Risplendete come astri nel mondo» (Fil 2,15)

Il tempo di Quaresima chiama i battezzati a conversione, accompagna i catecumeni al battesimo, cura la preparazione dei ragazzi a portare a compimento l’Iniziazione cristiana.
La presenza di catecumeni che chiedono il battesimo in età giovanile e in età adulta è un segno che interroga tutta la comunità cristiana e impegna a predisporre accoglienza, accompagnamento, apprezzamento per fratelli e sorelle che attestano la serietà del cammino di Iniziazione cristiana e della scelta di vita cristiana. Questa testimonianza può incoraggiare la proposta rivolta ai ragazzi. Abbiamo fatto molto per predisporre nuovi sussidi e suggerire itinerari per l’Iniziazione cristiana, dalla preparazione al battesimo dei familiari alle diverse fasi fino alla confermazione. Ma non possiamo ritenerci soddisfatti: la comunità educante è spesso ancora una realtà indefinita e poco significativa, il coinvolgimento dei genitori è stentato ed episodico, le persone disponibili come catechisti e catechiste talora sono insufficienti per numero e disponibilità di tempo. Dobbiamo ringraziare per tanta generosità, ma non possiamo ritenerci soddisfatti. Abbiamo il compito di continuare a pensare, a provare, a suscitare collaborazioni.
Utilizzo talora l’immagine della scintilla: basta una scintilla per far divampare un incendio. Possono bastare pochi ragazzi, poche coppie di genitori, poche catechiste perché in una comunità arda il desiderio di partecipare alla vita della Chiesa e di contagiare tutti con la gioia e la carità? La logica del Vangelo ci incoraggia a credere più al metodo del seminatore che al metodo del programmatore.

Carissimi,

il tempo forte della Quaresima sia intenso di grazie per tutti. L’invito a conversione ci trafigga il cuore: non si tratta di un appello convenzionale, ma di una parola amica, esigente e promettente che il Signore ci rivolge. Lo sguardo rivolto al Crocifisso, la meditazione delle verità cristiane, la pratica di una ascesi proporzionata ci conduca a vivere con intensità i giorni della passione, morte, risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Tre parole anche per i nostri Oratori

C’era anche una rappresentanza di Gratosoglio venerdì 31 gennaio alla Messa per gli Oratori, voluta nell’ambito di Oratorio 2020, il cammino in cui gli oltre mille oratori della diocesi di Milano stanno ripensando i propri progetti educativi.
Il Duomo, dove si è svolta la celebrazione, era affollatissimo di genitori, educatori e bambini, anche molto piccoli. Don Giovanni e i nostri chierichetti si sono sistemati nel transetto destro, insieme agli oltre duecento sacerdoti e ai circa quattrocento ministranti. Il resto del nostro gruppo, tranne suor Agnese, è riuscito invece a sedersi nella navata sinistra, in un punto dove la celebrazione poteva essere seguita tramite uno schermo.
L’introduzione di don Mario Antonelli, Vicario episcopale per l’educazione e la celebrazione della fede, conteneva la certezza che lo sguardo d’amore del Signore si posa ancora sugli oratori, «antichi e ancora nuovi e preziosi». È lo stesso sguardo con cui, nel brano del Vangelo secondo Marco scelto per l’occasione, Gesù fissò quel tale che cercava risposte per la propria felicità.
L’Arcivescovo monsignor Mario Delpini, nella sua omelia, ha ribadito più volte: «La comunità cristiana è incaricata di offrire la risposta di Gesù» al grido che indica un desiderio di vita felice, vera, buona per tutti. Una risposta, però, che non è aggressività né rassegnazione. È piuttosto la presenza più accessibile, in cui tutti sono benvenuti.
L’oratorio, quindi, è «una delle forme geniali», la più diffusa in diocesi, «che la comunità cristiana ha creato per accompagnare le giovani generazioni perché imparino a percorrere la via della vita». Un’intuizione fatta propria da san Giovanni Bosco, come pure dal Beato Andrea Carlo Ferrari, che nei suoi anni sulla cattedra di sant’Ambrogio volle un oratorio in ogni parrocchia, e dagli educatori anche laici che, in oltre cent’anni, hanno dato vita a questa realtà.
Dalle letture da poco proclamate, l’Arcivescovo ha tratto tre indicazioni che sintetizzano la proposta educativa oratoriana. La prima è il nome stesso di Gesù, da conoscere e seguire, col quale parlare. La seconda è «Correre», ossia «il modo di vivere di chi ha conosciuto Gesù e sperimenta il suo amore che salva», descritto dall’apostolo san Paolo nella Lettera ai Filippesi. La terza è rappresentata dalle «Opere di misericordia» tramite le quali la fede si fa operosa, come sprona l’apostolo san Giacomo nella sua Lettera: in questo modo, chi vive l’oratorio sa anche uscire da esso per stare con chi è solo.
Sono indicazioni che nei nostri oratori cerchiamo di tradurre, mediante proposte educative che lascino un segno duraturo e non si riducano solo a momenti piacevoli da vivere insieme. Aver voluto il nuovo Oratorio-Centro Parrocchiale San Barnaba, che presto vedrà l’inaugurazione ufficiale, corrisponde esattamente a proporre all’intero quartiere uno stile di vita diverso da quello che invece offre la logica del mondo.
Anche il Campus di Educazione alla Pace, che ci apprestiamo a vivere per la quinta volta, non è slegato dalla proposta educativa degli oratori di Maria Madre della Chiesa e San Barnaba. Infatti, propone un modello diverso per vivere insieme, necessario non solo al nostro territorio. Non potevamo che accogliere con favore, perciò, l’ultimo «editto» di monsignor Delpini, nei saluti prima della benedizione finale: un impegno a radunarsi, alle 6.28 delle mattine di Quaresima, per pregare insieme a lui per la pace.
Al termine della Messa siamo usciti in piazza del Duomo per partecipare al flash-mob, ossia al raduno festoso, organizzato dalla Fondazione Oratori Milanesi. Abbiamo contribuito a comporre la scritta «Oratorio 2020» con le torce dei nostri telefoni cellulari; precisamente, eravamo in corrispondenza della lettera «R».
Emilia Flocchini

Calendario parrocchiale (09/02 – 23/02)

Dom. 9.2
V DOMENICA DOPO L’EPIFANIA
GIORNATA MONDIALE DEL MALATO
- ore 10.30 Messa/incontro + pranzo CIC 4 SB
- ore 15-17 incontro CIC 2 a MMC
- ore 18.00 Messa SB animata dai gruppi di PG 
- ore 19.00 incontro gruppo ADO 1 oratorio SB  
- ore 21.00 incontro gruppo ADO 2 oratorio SB

Lun. 10.2
- ore 15 3ª età a MMC
- ore 19 laboratorio teatrale “con i miei occhi” a MMC

Mar. 11.2
- ore 15,30 3ª età in chiesa SB nella memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes: ROSARIO E PREGHIERA PER GLI AMMALATI

Mer.12.2
- ore 21 in Santa Maria di Caravaggio CORSO BIBLICO DECANALE con d. Crimella sulla lettera di san Paolo ai Filippesi – Ultimo incontro

Gio. 13.2
- ore 17,30 gruppo GIOVANI ritrovo in SB per Viboldone: vesperi e testimonianza di madre Ignazia Angelini
- ore 21 in oratorio SB incontro catechesi adulti con don Francesco

Ven. 14.2
- ore 19 oratorio SB Lab-Ora-Thorio: consiglio dell’Oratorio sul progetto 20.20 
- ore 21 in oratorio SB gruppo PREADO

Dom. 16.2
PENULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA detta «della divina clemenza»
- ore 10.30 CIC 3 Messa, incontro e pranzo a SB        
- ore 15.00 CIC 1 incontro a SB
           


INIZIA IL CAMPUS DELLA PACE: invitiamo a visionare il programma e a confermare la presenza nei momenti aperti che si desiderano vivere

Lun. 17.2
- ore 15 3ª età a MMC

Mer. 19.2
- ore 15 3ª età catechesi in oratorio SB

Dom. 23.2
ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA detta «del perdono»
- ore 10,30 Messa/incontro CIC 4 a SB
- ore 13,00 pranzo CIC 2 e incontro a SB
- ore 18.00 Messa SB animata dai gruppi di PG
- ore 19.00 incontro gruppo ADO1 oratorio SB 
- ore 21.00 incontro gruppo ADO 2 oratorio SB