23 ottobre 2007

NOI E LA CINA: CON JOMON UNITI NELLA MISSIONE

Caro don Giorgio e amici di Gratosoglio, da un po’ di tempo stavo pensando di scrivere qualcosa sulla mia esperienza in Hong Kong e nella Cina. Scusami tanto per il lungo silenzio. Però come vi avevo promesso vi porto sempre nel mio cuore. Ci sono alcuni volti che mi vengono in mente spesso. Grazie per la vostra testimonianza che mi da’ ancora il coraggio di vivere la mia fede in questa terra.
Sono in Hong Kong da tre anni. Hong Kong e’ una città grande con sette milioni di abitanti. Maggioranza della gente appartengono alle tre religioni tradizionali cinesi: buddismo, taoismo e confucianesimo. Oltre ai cristiani (circa 700 mila) sono presenti: musulmani, induisti e una piccola minoranza di sikh ed ebrei.
L’arrivo dei primi missionari del Pime e’ stato nel 1858. Il clero e’ abbastanza numeroso, ma la proporzione di stranieri resta ancora molto forte. Sono scarse le vocazioni al sacerdozio. Dopo il 1997 (che segna il ritorno di Hong Kong alla Cina) ci sono stati numerosi cattolici che hanno lasciato Hong Kong. La diminuzione dei cattolici a causa dell’emigrazione è compensata del buon numero di nuovi convertiti. In tutta la Diocesi di Hong Kong ci sono 3000 nuovi catecumeni ogni anno. Molti laici sono impegnati attivamente nell’apostolato e nel lavoro sociale. La Caritas diocesana, assieme ad altre istituzioni caritative cattoliche e gruppi religiosi, offre assistenza medica e altri servizi sociali alla popolazione, in particolare ad anziani, handicappati, poveri ed emarginati. L’attività della Caritas si estende anche all’interno della Repubblica Popolare Cinese. La Chiesa e’ impegnata anche nel servizio ai lavoratori filippini e ai profughi vietnamiti.
Adesso vorrei parlare un po’ della mia attività in parrocchia. La parrocchia si chiama “San Tommaso” con 150mila abitanti in cui ci sono solo 10mila cattolici. Ogni anno abbiamo quasi 100 nuovi catecumeni che vengano a conoscere il Signore. Durante la settimana spesso vado a visitare i malati in ospedale e anche nella casa per anziani. Tuttavia fin dal mia arrivo a Hong Kong ho desiderato di poter vivere una vita diversa, un po’ più povera e più vicina ai poveri. Un amico prete a cui mi ero confidato mi disse: “Prega. Se questa è la volontà di Dio, ti darà l’opportunità di realizzare questo desiderio”. Così ho cominciato lavorare con le filippine che lavorano come domestiche nella casa dei cinesi perché mi rendo conto che le filippine che lavorano in Hong Kong sono povere a pieno titolo. Vengano sfruttate al massimo dai loro employer.
Vorrei anche parlare di un'altra attività che ho cominciato con un gruppo di giovani della parrocchia: quella di andare una volta al messe dentro la Cina ad aiutare persone portatrici di handicap mentale. Fino ad un po’ di mesi fa conoscevo poco dei portatori di handicap. Avevo stima di alcuni miei confratelli che si erano messi al servizio di queste persone. Come ben sapete in Cina non e’ possibile svolgere attività religiose, ma siamo molto contenti di essere presenti e accolti per un servizio ai più poveri. Non ci è permessa la predicazione e fare attività liturgiche, ma non ci è proibito di aver fede e di amare.
Sentiamo indirizzate anche a noi le parole di Gesù: “Mi sarete testimoni fino ai confini della terra” e “tutto quello che avete fatto al più piccolo…l’avete fatto a me”. Per questo ci sforziamo di far sì che il nostro servizio ai disabili intellettivi renda testimonianza dell’amore che Dio ha per tutte le sue creature. È vero, la Cina (che in cinese significa “Nazione al centro del mondo”) ormai non è più ai confini della terra come per tanto tempo è stata considerata dalla visione eurocentrista: la Cina è davvero al centro del mondo. È ormai evidente che la Cina è lanciata a grandi passi sulla via dello sviluppo e della modernizzazione. Tuttavia la Buona Notizia portata da Gesù resta il dono più grande che può essere fatto anche a fratelli e sorelle cinesi, perché davvero il Vangelo cambia in meglio la vita!
Devo ammettere che il lavoro che noi (io insieme con i giovani) facciamo all’interno di Cina è solo un piccolo contributo a favore delle persone più indifese. Ci sono anche cinesi che non sono cristiani e che operano fianco a fianco con noi, svolgono il loro compito con professionalità e impegno ammirevoli. Loro sono contenti di lavorare assieme con noi. Questo servizio per me è una reciproco arricchimento. Forse anche qualcuno di voi potrebbe provare a fare questa esperienza arricchente per voi personalmente, ma anche per la vostra parrocchia o diocesi. La Chiesa di Cina ha bisogno di voi per apprezzare l’universalità della Chiesa. Qui la Chiesa è viva, con Diocesi e parrocchie con tanti fedeli. La Chiesa è ricca di tradizioni e con una storia di martiri e santi, ma ai cinesi (soprattutto ai sacerdoti e ai vescovi) non è facilmente concesso di uscire dai propri confini. Qui si sente forte il bisogno di contatti con altre comunità cristiane. Tutti siamo chiamati a fare qualcosa per questa Chiesa in difficoltà.
Penso che basta per questa volta. Sono contento di condividere la mia esperienza con voi. Prego per voi ogni volta che mi ricordo di voi. Pregate anche per me e per tutti missionari che lavorano in Cina e per tutti cinesi. Abbiamo bisogno della vostra preghiera.
Vi saluto con affetto.
Vostro Jomon

Grazie di tutto e vi voglio bene

P.S.
La settimana prossima vado in India per la vacanza. Mi sento veramente bisognoso di una vacanza. Vado dopo tre anni. Torno dopo Natale. Don Giorgio, volevo chiederti una cosa. Spero che non ti disturbo. È possibile raccogliere qualcosa per aiutare questa gente che ha bisogno? Non posso scrivere un progetto perché non facciamo un progetto, ma aiutiamo quando qualcuno ha bisogno veramente. A parte il lavoro con i bambini handicappati, lavoro anche con i filippini e le filippine. Sono tante in Hong Kong. Tante volte sono in situazione disparate. Non possiamo aiutare tutti, ma cerco di aiutare almeno quelli che vengono in parrocchia. Abbiamo una messa in inglese per loro. Vengono 500 ogni domenica e dopo rimangano in parrocchia tutto il giorno perché non sanno dove andare. Domenica è l'unico giorno libero per loro e tutti altri giorni devono stare nella casa dei cinesi come domestiche. Se hai bisogno di altre informazioni ti scriverò dopo.