18 aprile 2019

Cristo Signore è risorto!

E’ Pasqua: l’annuncio della risurrezione di Gesù ci raggiunge ancora una volta. Ogni anno, ma anche ogni giorno, è annuncio che ci trova alle prese con pensieri, sentimenti, situazioni e drammi sempre identici e sempre nuovi. Così lo stesso annuncio della risurrezione di Gesù sempre risuona in modo diverso alle “orecchie del cuore”.

Ma che tempo è quello che stiamo vivendo?

Ci siamo detti all’inizio dell’anno pastorale che dobbiamo imparare a discernere nella fede il tempo che stiamo vivendo, partendo quindi dalla consapevolezza che anzitutto è un tempo abitato dallo Spirito del Risorto, è una porzione di storia della salvezza perchè redenta dall’amore misericordioso del Padre.

Fare discernimento è sempre cosa difficile per lo scorrere veloce degli avvenimenti della nostra vita e della vita del mondo in cui siamo immersi, che domanda ferma decisione, paziente ascolto e concrete scelte.

Senza una ferma decisione non si giunge mai a niente. Santa Teresa d’Avila raccomandava alle sue novizie la “determinata determinazione” di pregare, ben sapendo quanto è difficile l’esercizio della preghiera. Anche la fatica del discernimento nella fede chiede la decisione coraggiosa, da rinnovare ogni giorno, di non accettare di rimanere sulla superficie della cronaca personale, famigliare, sociale, ecclesiale… E’ troppo importante decifrare i segni che il Signore offre in questo tempo per non subire passivamente gli avvenimenti e per divenire liberi e lieti collaboratori dell’azione dello Spirito di Dio nel mondo (i cristiani non dovrebbero essere così?).

Il Signore infatti non ha smesso di parlare agli uomini e continuamente rivolge al nostro cuore il suo messaggio di salvezza. Egli ci invita, come ricordava un noto teologo protestante, ad ascoltarlo tenendo in una mano la Bibbia e nell’altra il giornale, cioè leggendo la vita alla luce della fede. Ascoltare è un’arte, si può apprendere e richiede molta pazienza, sacrificio, ma è un sacrificio fecondo perché se quando uno parla ripete ciò che già sa, quando uno ascolta può arricchirsi imparando cose nuove. E utile verificarsi sulla capacità di ascolto, dei famigliari, di vicini e amici e più ancora del nostro cuore e del Signore nella preghiera. Senza ascolto nemmeno l’annuncio della risurrezione di Gesù potrà raggiungerci e aprirci alla speranza.

Infine il discernimento deve giungere a concrete scelte, non è infatti un esercizio di fantasia, teorico, astratto. Scegliere è una capacità che distingue l’uomo dalle altre creature. Scegliere non è facoltativo per l’uomo se vuole vivere: chi non lo fa delega gli altri a scegliere per lui, rinuncia ad essere pienamente uomo. Ogni scelta è esposta alla possibilità di sbagliare, perciò non va improvvisata. E’ triste vedere che molte persone hanno già pronte risposte e soluzioni per ogni cosa. Come pure scoraggia costatare che, anche in contesti ecclesiali, dopo gli inviti a mettersi in gioco aperti al futuro di Dio si ricade per inerzia e paura nel “si è sempre fatto così” o nel nostalgico “una volta si che...”.

Prendere sul serio il momento presente alla luce della fede è scommettere ancora sull’annuncio della risurrezione come fondamento di ogni progetto educativo, di ogni relazione tra fratelli nella fede nella comunità e della fraternità universale con ogni uomo e donna sulla terra.

Se questo è il nostro fondamento gusteremo la gioia della Pasqua di Gesù, altrimenti ci parranno “vaneggiamenti” come apparvero agli apostoli le parole delle donne di ritorno dal sepolcro vuoto.

Buona e Santa Pasqua a tutti!
don Alfredo       

SETTIMANA SANTA 2019


Lunedì 15 aprile
ore 21 in chiesa SAMZ v. Boifava celebrazione decanale per giovani e adulti del sacramento della Riconciliazione con più sacerdoti

Martedì 15 aprile
ore 18,30 in chiesa MMC celebrazione del sacramento della Riconciliazione  PREADO, a seguire cena incontro coi genitori sulla TRE GIORNI DI ROMA

Mercoledì 17 aprile
ore 15,15 Chiesa SB celebrazione del sacramento della Riconciliazione  TERZA ETÀ ore 18,30 Chiesa SB celebrazione del sacramento della Riconciliazione  ADO e  18ENNI

TRIDUO PASQUALE


GIOVEDÌ SANTO «in cena Domini»
ore 9,30 in Duomo S. Messa Crismale.
ore 17,00 Chiesa MMC  S. Messa in cena Domini, invitati speciali i ragazzi dei CIC 3 e 4; i                                         cresimandi ricevono la lavanda dei piedi)
ore 21,00   Chiesa SB S. Messa in cena Domini


VENERDÌ SANTO «nella Passione»
ore 15,00 Chiesa SB : Celebrazione della Passione e Morte di Nostro Signore.
ore 15,00 Chiesa MMC: Celebrazione della Passione e Morte di Gesù per i bambini dei CIC                                      (invitati speciali i bambini dei CIC 1 e 2) .

In entrambe le chiese segue il tempo del silenzio, dell’ascolto e preghiera individuale fino alle ore 21.

ore 21,00 VIA CRUCIS in cammino dalla Chiesa MMC verso la Chiesa SB


SABATO SANTO
Per tutta la giornata adorazione della Croce e celebrazione individuale del sacramento della Riconciliazione

ore 21,00  Chiesa MMC  
Veglia PASQUA LE DI RISURREZIONE per tutta la Comunità pastorale

DOMENICA di PASQUA
Ss. Messe con orario festivo

LUNEDI’ DELL’ANGELO
s.Messe: Chiesa MMC ore 9 Chiesa SB ore 10,30
 

Per la celebrazione individuale del sacramento della Riconciliazione i sacerdoti saranno presenti in entrambe le chiese:
- giovedì santo dalle 15 alle 19 ( a MMC non nel tempo della celebrazione delle 17)
- venerdì santo dalle 9,30 alle 12 e dopo la celebrazione delle 15 fino alle 19,30.
- sabato santo dalle 9,30 alle 12 e dalle 15 alle 19

27 marzo 2019

Rileggere la gioventù. Oggi

di G. Borghi, S. Di Benedetto, S. Ventura da http://www.vinonuovo.it

Lunedì il Papa a Loreto consegnerà l'esortazione apostolica frutto del Sinodo. Per riconoscere i giovani come «luogo teologico».

Carissimi, anche voi siete alla ricerca di parole e gesti che vanno oltre lo scontato e il negativo…
Ecco alcuni spunti in direzione opposta.  Buona lettura!

Se provassimo a rileggere le parole pronunziate da Papa durante la Gmg di Panama, tenendo sullo sfondo le tendenze e gli esiti emersi dal Sinodo dei giovani, ci accorgeremmo che il vescovo di Roma ha compiuto una scelta di campo tra le tre anime del Sinodo. Innanzitutto ha rimesso al suo posto la tendenza che poneva al centro l'esigenza di tornare ad insegnare la verità di Cristo ai giovani. Non perché si debba rinunciare a questo compito, ma perché ci si dovrebbe prima preoccupare del metodo, dello stile attraverso cui, poi, questa verità possa essere veicolata e non solo insegnata.
Per questo Francesco ha cercato di vivere effettivamente la tendenza del Sinodo che anteponeva ad ogni altro bisogno della Chiesa quello di capire cosa stesse avvenendo nel mondo giovanile. Di compiere un atto di «kenosi» per ascoltarne «il battito del cuore», «il rumore e il richiamo costante». Con risultati decisamente interessanti perché, a partire da tale ascolto significativo dei giovani, il Papa propone alcune indicazioni concrete in sintonia col tempo presente e, forse, ulteriori rispetto alle stesse conclusioni del Sinodo.
Invece di stracciarsi le vesti per l'odierna tendenza giovanile di non guardare affatto al passato e di guardare ben poco (o con terrore) al futuro per rinchiudersi in un presente di attesa e distrazione, il vescovo di Roma ricorda ai giovani che «la vita è oggi», la fede è oggi  altrimenti non esiste. In altri termini, Francesco è convinto che, anche a partire da una posizione esistenziale la quale sembra percepire come dato temporale reale solo il mo-mento, è possibile per un giovane essere anima-to oggi dalla fede in Cristo.
L'essenza del messaggio ai giovani, quindi, non è tanto quella dell'esaltazione della vita come progetto, della necessità di prepararsi al futuro, bensì quella dell'amare «adesso», quella «passione dell'amore oggi» che sola

può rendere possibile al giovane "vivere" Cristo: «salverete solo quello che amate» e «create legami che permettono nuovi processi». Sono i due imperativi categorici, attraverso i quali Francesco non chiede ai giovani di progettare il futuro - per giudicarli se non lo fanno, ma di farsi aiutare a recuperare le chiavi presenti per riaprire quel futuro: «il futuro esige che si rispetti il presente».
Papa Francesco lo dice in modo netto agli stessi ragazzi: «anche a voi può succedere lo stesso ogni volta che pensate che la vostra missione, la vostra vocazione, perfino la vostra vita è una promessa che però vale solo per il futuro e non ha niente a che vedere col presente. Come se essere giovani fosse sinonimo di "sala d'attesa" per chi aspetta il turno della propria ora». Mentre è nell'oggi che si misura la vita, anche nella sua dimensione spirituale: «Voi, cari giovani, non siete il futuro. No, voi siete il presente. Non siete il futuro di Dio: voi giovani siete l'adesso di Dio!».
Ciò non toglie che la valorizzazione del momento presente, della giovinezza come età preziosa in sé e non come semplice preparazione alla vita vera, si apra al futuro radicandosi nello Spirito: «L'amore di Gesù, l'amore di Dio, l'amore di Dio Padre (...) è un amore che inaugura una dinamica capace di inventare strade, offrire opportunità di integrazione e trasformazione, opportunità di guarigione, di perdono, di salvezza». E' però dall'oggi del giovane, pienamente restituito nella sua propria dignità, che può scaturire una dinamica che sia inizio di una strada nuova, di una «vita nuova», per una singola persona come per le comunità tutte.
Tutto ciò si basa su una certezza: i giovani sono un «luogo teologico», un «lì» in cui «il Signore ci fa conoscere al-cune delle sue aspettative e delle sue sfide per costruire domani». Questo significa che guardare ai giovani implica uno sguardo che sappia realmente riconoscere che essi già sono abitati dallo Spirito che parla a tutta la Chiesa: «essi portano dentro una inquietudine che dobbiamo apprezzare, rispettare, accompagnare; e quanto bene fa a tutti noi, perché ci smuove e ci ricorda che il Pastore non smette mai di essere un discepolo ed è sempre in cammino».
La «sana inquietudine» tipica dell'età giovanile non è dunque un 'difetto' da correggere, o un carattere dell'età che va narcotizzato: al contrario, essa va accolta, ascolta-ta e diffusa, perché è antidoto alla pigrizia, alla chiusura, al grigio torpore del quotidiano non più aperto alla dina-mica dello Spirito. Soprattutto quando l'esistenza dei giovani è «profondamente segnata da tante ferite», «difficoltà», «complicazioni», dalle quali è necessario - intima il Papa - farsi toccare, colpire, contrassegnare, impregna-re, commuovere. Per inaugurare «una dinamica capace di inventare strade» nell'attuale «complessità della vita e di ogni situazione», con «tutta la sua fragilità e piccolezza», con «tutte le sue contraddizioni e mancanze di senso». D'altronde, «come penseranno che Dio esiste se loro stessi, questi giovani, da tempo hanno smesso di esistere per i loro fratelli e per la società?».
Valorizzazione allora l'inquieto presente, amare le inquietudini presenti, permette infine di evitare il rischio con-nesso all'orientamento prettamente vocazionale che il Si-nodo sembra aver attribuito alla pastorale giovanile, ossia quello di rivolgersi al 'piccolo gregge' che seriamente si pone in ascolto dello Spirito nell'atto del discerni-mento.
Riconoscere piena dignità agli anni della giovinezza senza subordinarli per forza alla dimensione vocazionale, che rimane sì importante, ma che è spesso implicita nel periodo della crescita e della maturazione, garantisce a quest'ultima di rimanere come elemento fondamentale - e soprattutto come meta, fermo restando che il cammino parte dal qui e ora, luogo e tempo pienamente abitato dallo Spirito.

CALENDARIO da Domenica 24 marzo 2019

DOMENICA 24.3 
 III DOMENICA di QUARESIMA
ore 9,30 in oratorio MMC incontro genit./ragazzi CIC 2 sulla RICONCILIAZIONE + Messa ore 11
ore 14 al mezzanino della Metro di Abbiategrasso genitori e ragazzi cic 4 partono per l’incontro con l’Arcivescovo allo stadio di S.Siro per i cresimandi.
ore 15 in oratorio MMC incontro ADOLESCENTI
ore 18 in SB gruppo 18ENNI “A MESSA CON LO ZAINO”, dopo messa giro per le strade del centro città per piccoli gesti di attenzione ai senza dimora.

lun. 25 solenntà dell’ANNUNCIAZIONE
ore 15 sala Molaschi 3ª ETA’ MMC

mar. 26 ore 21 in saletta Caritas SB incontro sulla Parola con don Francesco
ore 21 oratorio MMC GRATO back to Bosnia: presentazione campo estivo 18enni e giovani

mer. 27 ore 15 in saletta Caritas SB 3ª ETA’

gio. 28 ore 18,30 - 19,30 in chiesa SB PANE E PAROLA adorazione eucaristica guidata con invito particolare ai volontari dell’animazione liturgica

ven. 29 venerdì di quaresima: magro e digiuno
ore 8 a SB VIA CRUCIS per i bambini del CIC ore 9 a SB VIA CRUCIS per gli adulti e gli anziani ore 17 a MMC VIA CRUCIS per gli adulti e gli anziani ore 21 in oratorio MMC incontro PREADOLESCENTI

sab. 30 in mattinata RITIRO GIOVANI

DOMENICA 31.3 
 IV DOMENICA di QUARESIMA
ore 9,30 in oratorio MMC incontro genit./ragazzi CIC 2 sulla RICONCILIAZIONE + Messa ore 11
ore 11 in SB MESSA + incontro CIC 3 rag/genitori,
ore 12,30 in oratorio MMC straordinaria polentata per stare in amicizia e contribuire alla sistema- zione dello spazio giochi dell’oratorio che que- st’anno è “superusato” dai nostri ragazzi: dare il nome in fondo alla chiesa o in oratorio.
ore 15 in oratorio MMC incontro ADOLESCENTI ore 18 in SB gruppo 18ENNI “A MESSA CON LO ZAINO”, dopo messa giro per le strade del centro città per piccoli gesti di attenzione ai senza dimora.

lun. 1 ore 15 sala Molaschi 3ª ETA’ MMC

mar. 2 ore 15,15 casa parrocchiale MMC Catechesi biblica adulti su Esodo 24,1-8; 34,1ss

mer. 3 ore 15 in saletta Caritas SB 3ª ETA’
ore 21 proiezione del film “Papa Francesco, Un uomo di Parola”. Di Wim Wenders (2018) al Centro culturale ASTERIA in p.za Carrara 17
ingresso libero

gio. 4 ore 18,30 -19,30 in chiesa SB PANE E PAROLA adorazione eucaristica guidata
ore 19 e 21 in saletta Caritas SB Catechesi biblica adulti su Esodo 24,1-8; 34,1ss

ven. 5 venerdì di quaresima: di magro
ore 8 a SB VIA CRUCIS per i bambini del CIC ore 9 a SB VIA CRUCIS per gli adulti e gli anziani
nel pomeriggio in oratorio MMC memorial di calcio per don Pino Puglisi (in collaborazione con Libera)
ore 17 a MMC VIA CRUCIS per gli adulti e gli anziani ore 21 in chiesa a SB incontro con Rosaria Cascio giovane collaboratrice di d.Puglisi: LA CROCE E LA TESTIMONIANZA EDUCATIVA DI DON PINO PUGLISI

sab. 6 ore 9,30 in oratorio MMC Catechesi biblica adulti su Esodo 24,1-8; 34,1ss

DOMENICA 7.3 
 V DOMENICA di QUARESIMA
ore 9,30 in oratorio MMC incontro genit./ragazzi CIC 2 sulla RICONCILIAZIONE + Messa ore 11
ore 10,30 Messa SB + incontro (fino alle 12,30) ragazzi/genitori CIC 4
dalle 11 MMC DOMENICA DEL TESTIMONE PER I PREADO: messa, pranzo e testimonianza di CASCIO ROSARIA su don Puglisi
ore 15-17 in MMC incontro per genitori/ragazzi CIC 1

ore 18 in SB gruppo 18ENNI “A MESSA CON LO ZAINO”, dopo messa giro per le strade del centro città per piccoli gesti di attenzione ai senza dimora.

10 marzo 2019

QUARESIMA «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8, 19)

Cari fratelli e sorelle, ogni anno, mediante la Madre Chiesa, Dio «dona ai suoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché […] attingano ai misteri della redenzione la pienezza della vita nuova in Cristo» (Prefazio di Quar.1). In questo modo possiamo camminare, di Pasqua in Pasqua, verso il compimento di quella salvezza che già abbiamo ricevuto grazie al mistero pasquale di Cristo: «nella speranza infatti siamo stati salvati» (Rm 8,24). Questo mistero di salvezza, già operante in noi durante la vita terrena, è un processo dinamico che include anche la storia e tutto il creato. San Paolo arriva a dire: «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19). In tale prospettiva vorrei offrire qualche spunto di riflessione, che accompagni il nostro cammino di conversione nella prossima Quaresima.

1. La redenzione del creato

La celebrazione del Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, culmine dell’anno liturgico, ci chiama ogni volta a vivere un itinerario di preparazione, consapevoli che il nostro diventare conformi a Cristo (Rm 8,29) è un dono inestimabile della misericordia di Dio.
Se l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si lascia guidare dallo Spirito Santo (Rm 8,14) e sa riconoscere e mettere in pratica la legge di Dio, cominciando da quella inscritta nel suo cuore e nella natura, egli fa del bene anche al creato, cooperando alla sua redenzione. Per questo il creato – dice san Paolo – ha come un desiderio intensissimo che si manifestino i figli di Dio, che cioè quanti godono della grazia del mistero pasquale di Gesù ne vivano pienamente i frutti, destinati a raggiungere la loro compiuta maturazione nella redenzione dello stesso corpo umano. Quando la carità di Cristo trasfigura la vita dei santi – spirito, anima e corpo –, questi danno lode a Dio e, con la preghiera, la contemplazione, l’arte coinvolgono in questo anche le creature, come dimostra mirabilmente il “Cantico di frate sole” di San Francesco d’Assisi (Enc. Laudato si’, 87). Ma in questo mondo l’armonia generata dalla redenzione è ancora e sempre minacciata dalla forza negativa del peccato e della morte.

2. La forza distruttiva del peccato 

Infatti, quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature – ma anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento. L’intemperanza prende allora il sopravvento, conducendo a uno stile di vita che vìola i limiti che la nostra condizione umana e la natura ci chiedono di rispettare, seguendo quei desideri incontrollati che nel libro della Sapienza vengono attribuiti agli empi, ovvero a coloro che non hanno Dio come punto di riferimento delle loro azioni, né una speranza per il futuro (cfr 2,1-11). Se non siamo protesi continuamente verso la Pasqua, verso l’orizzonte della Risurrezione, è chiaro che la logica del tutto e subito, dell’avere sempre di più finisce per imporsi.

La causa di ogni male, lo sappiamo, è il peccato, che fin dal suo apparire in mezzo agli uomini ha interrotto la comunione con Dio, con gli altri e con il creato, al quale siamo legati anzitutto attraverso il nostro corpo. Rompendosi la comunione con Dio, si è venuto ad incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambi-ente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si è trasformato in un deserto (cfr Gen 3,17-18). Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri.

Quando viene abbandonata la legge di Dio, la legge dell’amore, finisce per affermarsi la legge del più forte sul più debole. Il peccato che abita nel cuore dell’uomo (Mc 7,20-23) – e si manifesta come avidità, brama per uno smodato benessere, disinteresse per il bene degli altri e spesso anche per il proprio – porta allo sfruttamento del creato, persone e ambiente, secondo quella cupidigia in-saziabile che ritiene ogni desiderio un diritto e che prima o poi finirà per distruggere anche chi ne è dominato.

3. La forza risanatrice del pentimento e del perdono

Per questo, il creato ha la necessità impellente che si rivelino i figli di Dio, coloro che sono diventati “nuova creazione”: «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2 Cor 5,17). Infatti, con la loro manifestazione anche il creato stesso può “fare pasqua”: aprirsi ai cieli nuovi e al-la terra nuova (Ap 21,1). E il cammino verso la Pasqua ci chiama proprio a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono, per poter vivere tutta la ricchezza della grazia del mistero pasquale.

Questa “impazienza”, questa attesa del creato troverà compimento quando si manifesteranno i figli di Dio, cioè quando i cristiani e tutti gli uomini entreranno decisamente in questo “travaglio” che è la conversione. Tutta la creazione è chiamata, insieme a noi, a uscire «dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). La Quaresima è segno sacramentale di questa conversione. Essa chiama i cristiani a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore. Pregare per saper rinunciare all'idolatria e all'autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia. Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell'illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità.

Cari fratelli e sorelle, la “quaresima” del Figlio di Dio è stata un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini (cfr Mc 1,12-13; Is 51,3). La nostra Quaresima sia un ripercorrere lo stesso cam-mino, per portare la speranza di Cristo anche alla creazione, che «sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). Non lasciamo trascorrere invano questo tempo favorevole! Chiediamo a Dio di aiutarci a mettere in atto un cammino di vera conversione. Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi dei fratelli e delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i nostri beni spi-rituali e materiali. Così, accogliendo nel concreto della nostra vita la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, attireremo anche sul creato la sua forza trasformatrice.

Francesco

La Meta e La Strada


Carissimi, riprendo l’invito di Francesco: “Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi dei fratelli e delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i nostri beni spirituali e materiali”.

La celebrazione della Pasqua può ridursi a sterile obbedienza al precetto o alla tradizione se non viene accolta quale opportunità preziosa per dare compi-mento al desiderio di pienezza di amore e di felicità che è nel nostro cuore.

La Chiesa, come ogni madre saggia e amorevole, ci invita ancora una volta a percorrere la strada della conversione (attraverso la preghiera, il digiuno, l’elemosina) per giungere a la meta: uscire da noi stessi e dai nostri ripiegamenti egoistici. Non facendo un esercizio di autoanalisi psicologica o di verifica della moralità dei nostri comportamenti… La sorgente della riforma di noi stessi è l’amore crocefisso-risorto di Gesù a cui orientare lo sguardo del cuore, per scoprire che veniamo poi dirottati in modo nuovo verso i fratelli. Iniziamo dunque con motivato e generoso impegno la Quaresima mettendo a fuoco il nostro piccolo programma personale e famigliare: quali scelte di preghiera, di digiuno e di elemosina faremo?

Ci vengono in aiuto alcune proposte della diocesi, del decanato e della parrocchia per adulti e famiglie:


* il RITIRO D’INIZIO QUARESIMA domenica 10 marzo ore 15,30 alla chiesetta Rossa, predica mons. Paolo Martinelli;

* la PREGHIERA QUOTIDIANA aiutati dal libretto “la Parola ogni giorno” e se possibile partecipando alla MESSA FERIALE;

* la VIA CRUCIS cittadina «E noi vedemmo la sua gloria», venerdì 15 marzo alle 20.45 guidata dall’ARCIVESCOVO DELPINI, partendo dall’Istituto Paolo Pini in Comasina;

* i giovedì di PANE E PAROLA a SB dalle 18,30 alle 19,30 con una proposta di adorazione guidata aperta a tutti nella prima settimana, e poi con invitati di volta in volta i vari gruppi parrocchiali cominciando il 21.3 coi volontari Caritas;

* la VIA CRUCIS del venerdì: - alle 8 a SB per i bambini del CIC - alle 9 a SB per gli adulti e gli anziani - alle 17 a MMC per gli adulti e gli anziani;

* SOLIDARIETA’ QUARESIMALE sabato 6 e domenica 7 aprile invitiamo ad offrire il frutto delle rinuncie quaresimali che consegneremo a Mons. Peppime (Giuseppe Negri) vescovo a S.Amaro in S.Paolo del Brasile (che ci visiterà alla festa di s.Barnaba).

* CELEBRAZIONE PENITENZIALE DECANALE alla parrocchia SAMZ di via Boifava, lunedì 15.4 ore 21.

Vi invito a considerare anche le proposte decanali sulla visione di Chiesa di papa Francesco



Basilica di Santa Sabina - Mercoledì, 6 marzo 2019
OMELIA DI FRANCESCO sulle Ceneri


«Suonate il corno, proclamate un solenne digiuno» (Gl 2,15), dice il profeta nella prima Lettura. La Quaresima si apre con un suono stridente, quello di un corno che non accarezza le orecchie, ma bandisce un digiuno. È un suono forte, che vuole rallentare la nostra vita che va sempre di corsa, ma spesso non sa bene dove. È un richiamo a fermarsi - un “fermati!” -, ad andare all’essenziale, a digiunare dal superfluo che distrae. È una sveglia per l’anima.

Al suono di questa sveglia si accompagna il messaggio che il Signore trasmette per bocca del profeta, un mes-saggio breve e accorato: «Ritornate a me» (v. 12). Ritornare. Se dobbiamo ritornare, vuol dire che siamo andati altrove. La Quaresima è il tempo per ritrovare la rotta della vita. Perché nel percorso della vita, come in ogni cammino, ciò che davvero conta è non perdere di vista la meta. Quando invece nel viaggio quel che interessa è guardare il paesaggio o fermarsi a mangiare, non si va lontano. Ognuno di noi può chiedersi: nel cammino della vita, cerco la rotta? O mi accontento di vivere alla giornata, pensando solo a star bene, a risolvere qualche problema e a divertirmi un po’? Qual è la rotta? Forse la ricerca della salute, che tanti oggi di-cono venire prima di tutto ma che prima o poi passerà? Forse i beni e il benessere? Ma non siamo al mondo per questo. Ritornate a me, dice il Signore. A me. È il Si-gnore la meta del nostro viaggio nel mondo. La rotta va impostata su di Lui.

Per ritrovare la rotta, oggi ci è offerto un segno: cenere in testa. È un segno che ci fa pensare a che cosa abbiamo in testa. I nostri pensieri inseguono spesso cose passeggere, che vanno e vengono. Il lieve strato di cenere che riceveremo è per dirci, con delicatezza e verità: di tante cose che hai per la testa, dietro cui ogni giorno corri e ti affanni, non resterà nulla. Per quanto ti affatichi, dalla vita non porterai con te alcuna ricchezza. Le realtà terrene svaniscono, come polvere al vento. I beni sono provvisori, il potere passa, il successo tra-monta. La cultura dell’apparenza, oggi dominante, che induce a vivere per le cose che passano, è un grande inganno. Perché è come una fiammata: una volta finita, resta solo la cenere. La Quaresima è il tempo per liberarci dall’illusione di vivere inseguendo la polvere. La Quaresima è riscoprire che siamo fatti per il fuoco che sempre arde, non per la cenere che subito si spegne; per Dio, non per il mondo; per l’eternità del Cielo, non per l’inganno della terra; per la libertà dei figli, non per la schiavitù delle cose. Possiamo chiederci oggi: da che parte sto? Vivo per il fuoco o per la cenere?

In questo viaggio di ritorno all’essenziale che è la Quaresima, il Vangelo propone tre tappe, che il Signore chiede di percorrere senza ipocrisia, senza finzioni: l’elemosina, la preghiera, il digiuno. A che cosa servono? L’elemosina, la preghiera e il digiuno ci riportano alle tre sole realtà che non svaniscono. La preghiera ci riannoda a Dio; la carità al prossimo; il digiuno a noi stessi. Dio, i fratelli, la mia vita: ecco le realtà che non finiscono nel nulla, su cui bisogna investire. Ecco dove ci invita a guardare la Quaresima: verso l’Alto, con la preghiera, che libera da una vita orizzontale, piatta, dove si trova tempo per l’io ma si dimentica Dio. E poi verso l’altro, con la carità, che libera dalla vani-tà dell’avere, dal pensare che le cose vanno bene se vanno bene a me. Infine, ci invita a guardarci dentro, col digiuno, che libera dagli attaccamenti alle cose, dal-la mondanità che anestetizza il cuore. Preghiera, carità, digiuno: tre investimenti per un tesoro che dura.

Gesù ha detto: «Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21). Il nostro cuore punta sempre in qual-che direzione: è come una bussola in cerca di orientamento. Possiamo anche paragonarlo a una calamita: ha bisogno di attaccarsi a qualcosa. Ma se si attacca solo alle cose terrene, prima o poi ne diventa schiavo: le cose di cui servirsi diventano cose da servire. L’aspetto esteriore, il denaro, la carriera, i passatempi: se viviamo per loro, diventeranno idoli che ci usano, sirene che ci incantano e poi ci mandano alla deriva. Invece, se il cuore si attacca a quello che non passa, ritroviamo noi stessi e diventiamo liberi. Quaresima è il tempo di grazia per liberare il cuore dalle vanità. È tempo di guarigione dalle dipendenze che ci seducono. È tempo per fissare lo sguardo su ciò che resta.

Dove fissare allora lo sguardo lungo il cammino della Quaresima?
È semplice: sul Crocifisso. Gesù in croce è la bussola della vita, che ci orienta al Cielo. La povertà del legno, il silenzio del Signore, la sua spogliazione per amore ci mostrano la necessità di una vita più semplice, libera dai troppi affanni per le cose. Gesù dalla croce ci insegna il coraggio forte della rinuncia. Perché carichi di pesi ingombranti non andremo mai avanti. Abbiamo bisogno di liberarci dai tentacoli del consumismo e dai lacci dell’egoismo, dal voler sempre di più, dal non accontentarci mai, dal cuore chiuso ai bisogni del povero. Gesù, che sul legno della croce arde di amore, ci chiama a una vita infuo-cata di Lui, che non si perde tra le ceneri del mondo; una vita che brucia di carità e non si spegne nella mediocrità. È difficile vivere come Lui chiede? Sì, è difficile, ma conduce alla meta. Ce lo mostra la Quaresima. Essa inizia con la cenere, ma alla fine ci porta al fuoco della notte di Pasqua; a scoprire che, nel sepolcro, la carne di Gesù non diventa cenere, ma risorge gloriosa. Vale anche per noi, che siamo polvere: se con le nostre fragilità ritorniamo al Signore, se prendiamo la via dell’amore, abbracceremo la vita che non tramonta. E certamente saremo nella gioia.




CALENDARIO da Domenica 10 marzo 2019

DOMENICA 10.3
I DOMENICA di QUARESIMA
 

ore 10,30 Messa SB + incontro (fino alle 12,30) ragazzi/genitori CIC 4
ore 16,00 salone teatro di MMC "A.A.A. cercasi talenti alla JP School".
Musical di beneficenza per le attività educative delle nostra comunità offerto dalla compagnia GP2 di Rozzano
ore 18 gruppo 18ENNI “A MESSA CON LO ZAINO”, dopo messa giro per le strade del centro città per piccoli gesti di attenzione ai senza dimora.

lun. 11 ore 15 sala Molaschi 3ª ETA’ MMC

mar. 12 ore 15,15 casa parrocchiale MMC Catechesi biblica adulti su Esodo 16,1-4.11-21
ore 21 in saletta Caritas SB incontro sulla Parola con don Francesco

mer. 13 ore 15 in saletta Caritas SB 3ª ETA’

gio. 14 ore 18,30 -19,30 in chiesa SB PANE E PAROLA adorazione eucaristica guidata
ore 19 e 21 in saletta Caritas SB Catechesi biblica adulti su Esodo 16,1-4.11-21
ore 21 in oratorio MMC incontro GIOVANI

ven. 15 primo venerdì di quaresima: magro e digiuno
ore 8 a SB VIA CRUCIS per i bambini del CIC ore 9 a SB VIA CRUCIS per gli adulti e gli anziani ore 17 a MMC VIA CRUCIS per gli adulti e gli anziani ore 19 a MMC veglia di ingresso in quaresima e cena povera per PREADO
ore 20,45 VIA CRUCIS CITTADINA, dall’ex Istituto P.Pini v. Ippocrate, guidata da mons. Delpini

sab. 16 ore 9,30 in oratorio MMC Catechesi biblica adulti su Esodo 16,1-4.11-21

DOMENICA 17.3 
II DOMENICA di QUARESIMA
ore 9,30 in oratorio MMC incontro genit./ragazzi CIC 2 sulla RICONCILIAZIONE + Messa ore 11
ore 11 in MMC a messa CIC 1 coi genitori, segue pranzo (primo piatto caldo preparato in oratorio, secondo e dolce condiviso) e incontro ore 14.
ore 15 in oratorio MMC gruppo ADO
ore 15,30 celebrazione dei BATTESIMI in SB
ore 18 gruppo 18ENNI “A MESSA CON LO ZAINO”, dopo messa giro per le strade del centro città per piccoli gesti di attenzione ai senza dimora.

lun. 18 ore 15 sala Molaschi 3ª ETA’ MMC

mar. 19 ore 21 in saletta Caritas SB incontro sulla Parola con don Francesco

mer. 20 nel pomeriggio pellegrinaggio a Mesero per i gruppi 3ª ETA’ (iscrizioni fino a esaurimento posti, sono raccolte nei gruppi)

gio. 21 ore 18,30 -19,30 in chiesa SB PANE E PAROLA adorazione eucaristica guidata aperta a tutti, con invito particolare ai volontari dei gruppi caritativi della comunità pastorale.

ven. 22 venerdì di quaresima: di magro
ore 8 a SB VIA CRUCIS per i bambini del CIC ore 9 a SB VIA CRUCIS per gli adulti e gli anziani ore 17 a MMC VIA CRUCIS per gli adulti e gli anziani ore 21 in oratorio MMC gruppo PREADO

DOMENICA 24.3
III DOMENICA di QUARESIMA

ore 9,30 in oratorio MMC incontro genit./ragazzi CIC 2 sulla RICONCILIAZIONE + Messa ore 11
ore 10,30 Messa SB + incontro (fino alle 12,30) ragazzi/genitori CIC 4
ore 18 gruppo 18ENNI “A MESSA CON LO ZAINO”, dopo messa giro per le strade del centro città per piccoli gesti di attenzione ai senza dimora.

CAMPI E VACANZE ESTIVE 2019

CAMPI E VACANZE ESTIVE 2019

indichiamo le date delle proposte di quest’anno, più avanti costi e iscrizioni:

elem. dal 29 giugno al 5 luglio in Val Biandino (LC)

medie dal 7 al 13 luglio a Comerio (BS)


ado dal 14 al 21 luglio a Fano con Fede e Luce

giovani dal 23 al 31 luglio in Bosnia Erzegovina

Anniversari di matrimonio

si comunica che la celebrazione degli anniversari si terrà domenica 26 maggio ore 11 a MMC mentre a SB sarà in settembre (nel mese d’apertura del nuovo oratorio – centro parrocchiale).

Battesimi

Battesimi. 
Prossime date: 
la sera del 20.4 nella Veglia Pasquale, 
il giorno di Pasqua 21.4; 
2 e 23 giugno.

Per accordarsi sulle celebrazioni si invita a prendere contatto con 
Elisa 3496048924 o 
don Roberto 3927847682 
oppure scrivendo a: apropositodibattesimi@gmail.com

02 marzo 2019

Campus della Pace 2019

Carissimi, la cronaca quotidiana assomiglia spesso ad una grande tritatutto che ci porta a dimenticare persino le cose più belle e gli incontri più significativi. Ma non così noi, discepoli di Gesù, vogliamo stare nella storia! Noi vogliamo, come suggeriva papa Francesco di ritorno dallo “storico” viaggio ad Abu Dhabi, scrivere ogni giorno la storia del mondo con la nostra vita. E per fare questo vogliamo ri-cordare (custodire nel cuore) le parole, i gesti, gli incontri più belli che possono ancora nutrirci.

Con questo intento riportiamo il testo della breve meditazione di Mons. Delpini alla preghiera interreligiosa del Campus e le riflessioni di don Giovanni a seguito di questa straordinaria esperienza perché diventi ricchezza per tutti.


Le consegne di Mons. Delpini
al Campus della Pace


L’umanità è ferita. Questa cosa meravigliosa che è l’uomo, la donna, l’umanità è ferita nelle sue manifestazioni più belle, più alte, più necessarie.
L’umanità è ferita nel suo bisogno, la fame, la sete,  il bisogno delle cose può diventare avidità. L’avidità è la ferita del bisogno perché l’avidità induce le persone a prendere ad accaparrare, ad accumulare, a ritenere che quello che l’altro prende è sottratto a me, perciò l’altro diventa un nemico. L’avidità è una ferita che induce quindi alla guerra, al contrastare chi vuole prendere quello di cui io ho bisogno. L’avidità è la ferita che fa soffrire l’umanità.
E’ Gesù in questa pagina di vangelo (la moltiplicazione dei pani) dice che il bisogno invece che generare avidità deve generare condivisione. Ci insegna dunque che è necessario curare questa ferita.

E io vorrei incoraggiare tutti a creare laboratori dove si cura la ferita, dove si considera il bisogno e si vigila perché il bisogno non generi avidità ma invece condivisione.
Io incoraggio, invito, chiedo che il Campus per esempio che qui si organizza sia un laboratorio per curare la ferita che può generare avidità.
Io prego, io chiedo, io invito che le religioni siano dei laboratori dove si cura questa ferita.
Io prego, io chiedo, io invito che questa città, che questo quartiere sia un laboratorio che cura questa ferita.

Si cerca di curare questa ferita della dignità facendo si che il bisogno convinca alla condivisione.
L’umanità è ferita nelle sue caratteristiche più nobili per-ciò è ferita la parola. La parola può essere una parola che respinge, una parola che separa, una parola che semina confusione, una parola che crea banalità, una parola che accusa, che ferisce, che offende.
La parola è ferita.
Io invito a cercare la cura per la parola ferita. E  la cura per la parola ferita è il silenzio, imparare a fare silenzio.
Le diverse religioni quando parlano sembrano dire cose contrastanti, chiamare Dio con nomi diversi. Quando fanno silenzio pregano l’unico Dio. Il silenzio guarisce la parola ferita e fa nascere parole di pace.
Io invito, chiedo, suggerisco che ci siano laboratori dove si pratica il silenzio per curare la parola ferita e farla diventare parola buona. Così il Campus, la città, le religioni e tutte le nostre associazioni di bene possono curare la parola ferita praticando questo percorso affascinante che è il silenzio di cui abbiamo bisogno perché Dio si riveli e semini parola buone, parole di pace.

L’umanità è ferita in quello che ha di più nobile, di più alto. L’umanità è ferita nelle relazioni. Le relazioni si ammalano di paura, di sospetto, di pregiudizio, di contrasti. Le persone si incontrano e le relazioni malate generano conflitti, contrapposizioni.

Bisogna creare dei laboratori in cui si curino le malattie della relazione interpersonale. E io perciò invito tutti, noi qui stasera, tutte le religioni, tutte le associazioni, tutta la città a diventare un laboratorio in cui si curi la ferita delle relazioni e la cura è la mitezza e il perdono.
Così potremo costruire relazioni che invece che essere segnate dalla paura, dal pregiudizio, dal sospetto, che siano caratterizzate dall'attenzione, dal rispetto, dalla stima vicendevole.
Il Signore Gesù ci ha comandato di amarci come lui ci ama per curare le relazioni ferite.

Perciò facendomi voce della Chiesa cattolica e cercando l’alleanza con tutte le religioni, con tutte le presenze e le istituzioni della città, io invito a fare di questa città, di questo quartiere e di questa iniziativa del Campus un laboratorio: per curare l’avidità, perché ne venga condivisione;
per curare la parola che ferisce, perché ne venga quel silenzio da cui viene la parola che guarisce;
per curare le relazioni malate con quell'esercizio della carità che genera relazioni di pace. 


A così poca distanza dai giorni del Campus della Pace non è facile tracciare un bilancio.

Mi limito quindi ad alcune non esaustive considerazioni sparse e senza pretesa di organicità, quasi come un flusso emotivo che desidero condividere con chi avrà la pazienza di leggere queste righe.

1 Esperienza straordinaria e bisogno di ordinarietà.
Condivido una domanda che mi ha fatto compagnia nei giorni intensi di preparazione all'evento, densi di mail, telefonate, incontri e pianificazione nei dettagli che allora poteva apparire come dettata dalla stanchezza e dalla pressione e che invece consideravo e tuttora reputo bisognosa di un vero e proprio discernimento spirituale: a Gratosoglio c'è ancora bisogno di un evento straordinario oppure tutti gli ingredienti concentrati nell'arco di una settimana possono diventare prassi ordinaria dei nostri gruppi di pastorale giovanile? Insomma, c'è ancora bisogno del Campus della Pace? Testimonianze eccellenti, momenti di preghiera con le altre religioni, lavoro condiviso con le scuole, accoglienza di fratelli di città lontane, collaborazione con la comunità islamica, riflessione e azione di taglio sociale e politico per sognare e agire una riqualificazione della nostra periferia non senza il coinvolgimento del centro...tutto questo deve essere inserito nel calendario dell'anno e senza eccessivo clamore; deve essere il nostro ordinario modo di procedere per non confinarci nello spazio angusto dei nostri recinti, per non incontrare solo quelli che appartengono ai nostri percorsi ma un'occasione grande di semina in tanti cuori, un modo di essere sale e luce della terra, di non smarrire il senso del Vangelo nella città dell'uomo.
Colgo come alta questa ambizione eppure non irraggiungibile e se avremo ancora bisogno dell'Evento, vorrei che tutti insieme lo avvertissimo come assolutamente transitorio, come una tappa obbligata per rendere straordinari tutti i nostri percorsi ordinari.

2 Non senza l'apporto della comunità.
Mi fa sperare nella realizzazione di quanto scrivevo poco sopra il fatto che mai come quest'anno siano stati tanti gli attori che volontariamente si sono messi in gioco per realizzare questa avventura: giovani e meno giovani, famiglie intere in una molteplicità di servizi che hanno reso curata e precisa ogni iniziativa. Il mio grazie va a tutti voi per la serietà con cui avete raccolto la sfida e vi siete impegnati con orgoglio a mostrare la profezia nascosta nella nostra periferia.
Spesso, per presentare il tema, ho richiamato il fatto che a Gratosoglio c'è un'oasi di futuro che va riscoperta, come una ricchezza che ci appartiene e che, liberata, può arricchire il tessuto civile della nostra città: è l'umanità che caratterizza le nostre parrocchie e che, in linea con la nostra tradizione, ci permette di annunciare il Vangelo in questo scorcio di millennio; è la voglia di non chiudersi in casa e di abbattere i muri del pregiudizio. Non è sempre facile abitare questa periferia: in quei giorni forse abbiamo ritrovato la possibilità di essere un'oasi accogliente per molti e non è poco nel deserto in cui spesso abbiamo la percezione di camminare.  E dall'essere per l'altro può rinascere una nuova consapevolezza di noi stessi e possiamo rintracciare una vocazione più profonda dell'essere Chiesa fra le case. 

3 "Ma a te cosa ha colpito di quei giorni?"
Non sono pochi quelli che mi hanno rivolto questa domanda. Potrei rispondere che mi ha colpito tutto, che mi hanno stimolato gli interventi di alcuni ospiti, mi ha emozionato vedere riuniti con il Sindaco e  l'Arcivescovo gli esponenti delle altre comunità religiose, i numeri insperati, il silenzio attento dei giovani, l'entusiasmo crescente delle scuole…  ma io preferisco i dettagli.
Ciò che mi ha colpito sono le parole di un ragazzo del Liceo Berchet che per la prima volta metteva piede in in quartiere e che ha detto che "da qui si vede il cielo!", semplice considerazione che valorizza gli spazi aperti e il verde del nostro Parco Agricolo Sud ma in cui ho voluto cogliere un'allusione poetica! Mi ha colpito l'improbabile gioco di squadra delle mamme islamiche con le nostre mamme e il loro sorriso mentre erano sedute a tavola con l'Arcivescovo senza dovere per una sera sfaccendare nelle loro case; gli incroci delle vite dei testimoni di martedì sera e la mia gioia di poter presentare, prima dell'incontro, grandi uomini ad altrettanti grandi uomini; mi ha colpito il silenzio attento di oltre 400 ragazzi delle medie mentre ascoltavano le parole impregnate di vita di un uomo controcorrente come Jovan Divjak; mi ha colpito la commozione degli adolescenti mentre si lasciavano ripetere dai clochard venuti come testimoni giovedì mattina che in nessun momento un uomo perde la sua dignità.                                                               
don Giovanni