16 gennaio 2015

La prossima Festa della famiglia

presentazione della giornata a cura del Servizio Famiglia della Diocesi

...vorremmo fosse l’occasione per far risuonare con intensità in tutte le nostre comunità e al cuore delle nostre famiglie, anche di quelle provate da sofferenze e limiti di vario genere, un messaggio di fiducia, teso a valorizzare e far emergere quel tesoro prezioso nascosto nel “campo del mondo” che esse rappresentano, nonostante tutto, perché custodi di “semi di Vangelo”; capaci di produrre frutti preziosi di vita buona, bella; che hanno in sé la forza di rigenerare la società in tutti i suoi ambiti.
Da qui il tema di questa festa: “Custodire le relazioni”.
C’è, infatti, un modo “tipico” con cui la famiglia può esprimere il suo essere “soggetto di evangelizzazione”, che è quello di far crescere, educare alla cura di relazioni umane che mettano al centro la persona, le persone, con la loro unicità e originalità; e con essa quelle dinamiche che favoriscono tutto questo, che ci pare utile esplicitare in tre “azioni” semplici ma efficaci: salutare, ascoltare, chiedere.
Vi invitiamo a proporli come “esercizi di uno stile di vita”,
sempre meno spontanei e tuttavia più che mai necessari.
PROPOSTA DI GESTI
Quelli che intendiamo proporre sono gesti semplici e quotidiani che ogni persona compie talvolta un po’ inconsapevole del valore umano e cristiano che essi esprimono. Potranno essere suggeriti come buoni esercizi in famiglia, ma sarebbe bello immaginarli riprodotti anche negli ambiti comunitari: verso i vicini di casa, i colleghi di lavoro, i compagni di scuola …
- Salutare con l’attenzione rivolta a colui che sto salutando. Non un gesto un po’ meccanico e quasi distratto, fatto magari un po’ frettolosamente, ma accompagnato da un sorriso, ricercato con lo sguardo.
- Ascoltare con il cuore oltre che con le orecchie, che concretamente suggerisce il dovere di fermarsi e dare un tempo a colui che sta parlando. Quanto più l’ascolto si fa attento, tanto più colui che parla si sente accolto.
- Chiedere risulta l’esercizio più difficile, è il gesto che richiama all’umiltà, al riconoscimento di un bisogno. Bisogna imparare a chiedere, per scoprire quanto l’altro sia pronto a darci un aiuto, un tempo e così sorprenderci.