07 ottobre 2011

ULTIMISSIME DA HONG KONG

Caro Don Giuseppe, come stai? Spero che tu stia bene. Hai fatto un po' di vacanza? Sto bene e questi messi ero un po' occupato a sostituire i preti che erano in vacanza. Questo mese quattro dei nostri preti sono stati mandati via dal governo cinese. Non hanno detto nessuna ragione. Hanno cancellato il loro visto. Chiedo di pregare per noi. Ti mando qualcosa che ho scritto a riguardo della situazione in Cina. Qualcuno mi ha aiutato a fare la correzione.
Prendi cura di te. Salutami tanto i nostri parrocchiani.
P.Jomon
Hon Kong, 28 settembre 2011


Nella Cina di oggi c’è una certa curiosità verso tutto ciò che riguarda la religione cristiana, anche se c’è una drastica chiusura verso i missionari, perché i missionari rappresentano una “fede straniera”. Però aumentano di anno in anno le conversioni e cresce l’attenzione popolare verso la “religione di Gesù’’ e dell’Amore. Con il popolo cinese non abbiamo grosse difficoltà di contatto. Siamo apprezzati e accolti bene, sia come testimoni della Carità, che come studiosi e ricercatori. Il regime comunista cinese ha sempre accusato il Cattolicesimo di essere “imperialista e colonialista”, però nell’ambiente universitario gli studenti simpatizzano per il Cristianesimo e in qualche caso arrivano a convertirsi. Il governo continua a non concedere alcuna apertura ai testimoni del Vangelo. L’ingresso è allora possibile ai missionari solo come studiosi, docenti universitari, animatori di comunità di accoglienza o di aiuto verso gli emarginati, gli ammalati, le persone in difficoltà. Ecco perché le testimonianze di Carità e la cultura restano davvero le uniche vie per arrivare in Cina e continuare l’opera evangelizzatrice.
 
Molti amici mi chiedevano come viene accettata la lettera del papa dai cattolici cinesi. Le reazioni ufficiali da parte del governo sono state finora abbastanza limitate e contenute, anche se comunque critiche. C’è da dire che le autorità fanno tutto ciò che sta in loro potere, affinché i cattolici non ricevano il testo del papa. Infatti, i siti internet che la contengono, come quello vaticano e di Asianews sono oscurati. Anche i siti appartenenti alle varie diocesi che hanno riportato la lettera sono stati bloccati. Ho saputo che in una diocesi, preti e fedeli hanno stampato numerose copie della lettera, come un piccolo libretto. Ma la polizia è intervenuta e ha chiuso la piccola tipografia. In alcune diocesi il testo è messo nelle grandi bacheche presso le chiese in modo che i fedeli lo possono leggere. In altre diocesi invece i funzionari del governo lo hanno impedito. Fino ad ora, a nostra conoscenza, nelle omelie domenicali nelle chiese aperte non si parla della lettera, certamente per la pressione esercitata dai funzionari del governo alla politica religiosa.

Le reazioni, finora giunte, sono di grande apprezzamento dei cattolici. Non c’era da dubitarne. Chi conosce i cattolici di Cina sa che appartengono alle comunità aperte o a quelle clandestine e hanno una grande devozione verso il papa. Se ne è avuto una riprova nei mesi scorsi, quando i cattolici attendevano con impazienza e speranza le parole del papa, come qualcosa di veramente importante nella loro vita. La parola del papa pesa davvero tra i cattolici di Cina, molto più che in altri paesi. I cattolici di cui ho avuto conoscenza in Cina, come a Hong Kong, ammirano il grande sforzo del papa di capire la situazione, di simpatizzare per essa, ma senza pronunciare condanne, ma senza accettare che la libertà della chiesa sia calpestata.

Sono sicuro che i cattolici di Cina - spero nella loro totalità, ma certamente nella stragrande maggioranza - faranno di tutto per mettere in pratica ciò che il papa suggerisce e cioè che la chiesa sia se stessa, sia libera, sia unita, sia capace di testimonianza alla verità, di accoglienza e di perdono.

Per favore ricordatevi di noi e di tutto il popolo cinese nelle vostre preghiere.